di Michele Vidone
Sulla proposta di riforma della medicina generale avanzata dal ministro della Salute Orazio Schillaci si registrano forti critiche da parte dei rappresentanti della categoria e di alcuni esperti del settore.
Luigi Sparano, segretario regionale vicario della Fimmg Campania, solleva in primo luogo il tema occupazionale: secondo le sue stime, un eventuale passaggio dei medici di famiglia alla dipendenza del Servizio sanitario nazionale potrebbe mettere a rischio circa 3.500 posti di lavoro in Campania e oltre 35.000 a livello nazionale, legati soprattutto al personale di studio che oggi supporta l’attività dei medici. Sparano critica anche il metodo, parlando di una riforma costruita senza un reale confronto con le rappresentanze di categoria, e avverte che il nuovo modello potrebbe snaturare la figura del medico di famiglia, fino a provocare un possibile abbandono della professione.
Sulla stessa linea anche Francesco Vaia, già direttore della prevenzione del ministero della Salute, che sottolinea come una riforma senza il coinvolgimento diretto dei medici rischi di essere inefficace. Vaia evidenzia inoltre che le Case di Comunità, per funzionare davvero, devono essere luoghi concreti di presa in carico del paziente, con personale, tecnologie e organizzazione adeguata, e non semplici strutture vuote.
Infine, Vaia richiama l’attenzione sul problema delle liste d’attesa, denunciando il rischio di una sanità “a due velocità”, dove chi può permetterselo accede più rapidamente alle cure, mentre gli altri restano in attesa, aumentando le disuguaglianze nel sistema sanitario.
