di Michele Vidone
Il progetto di realizzazione di un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) a Castel Volturno, finanziato con un bando da circa 41 milioni di euro e con una capienza prevista di 120 posti, ha acceso un forte dibattito politico e sociale in Campania.
Dal fronte politico, il segretario metropolitano del Pd di Napoli Francesco Dinacci ha criticato duramente l’iniziativa, definendola un’offesa ai valori costituzionali e alla tradizione antifascista della città. Sulla stessa linea anche il deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha espresso sconcerto per la scelta del Governo, ritenuta penalizzante per un territorio già fragile.
Contrarietà arriva anche da sindacati e realtà locali. La Cgil e diversi parroci della zona contestano il progetto, sostenendo che i CPR siano strutture inefficaci e lesive dei diritti, oltre che inadatte a risolvere i problemi legati all’immigrazione. Secondo queste posizioni, servirebbero invece investimenti in servizi, lavoro, inclusione e politiche sociali per affrontare le criticità del territorio.
Una posizione critica è stata espressa anche dal vescovo di Capua e Caserta, Pietro Lagnese, che ha definito la scelta dolorosa e offensiva per una comunità che da anni cerca di costruire percorsi di integrazione. Il presule ha inoltre sottolineato come la detenzione amministrativa di persone non responsabili di reati rappresenti una ferita alla dignità umana.
Il progetto prevede la costruzione della struttura in località La Piana, in un’area di circa 63 ettari a pochi chilometri dalla statale Domiziana, con spazi destinati anche alle attività delle forze dell’ordine e ai servizi di supporto. Tuttavia, la decisione continua a dividere, tra chi la considera uno strumento necessario per la gestione dell’immigrazione irregolare e chi, invece, la vede come un intervento inadeguato e dannoso per il territorio.
