di Michele Vidone 

Incentivare gli studi clinici sull’utilizzo della cannabis nella terapia del dolore, in particolare per patologie come la fibromialgia e le neuropatie periferiche da chemioterapia. È la posizione espressa dal professor Daniele Piomelli, docente di Neuroscienze all’Università della California Irvine, intervenuto a Napoli durante la lectio magistralis nell’ambito dell’incontro “S.T.A.R. – Scienza, Terapia Antalgica e Ricerca”, ospitato al Centro Congressi dell’Università Federico II.

Secondo Piomelli, l’interesse verso la cannabis terapeutica è già concreto tra i pazienti, che spesso la utilizzano autonomamente ottenendo risultati positivi. “Fino a poco tempo fa mancavano dati certi – ha spiegato – ma uno studio condotto in Germania sulla lombalgia cronica ha evidenziato un approccio che consente di impiegare la cannabis in sostituzione di farmaci più rischiosi, non solo gli oppiacei ma anche i FANS, che possono avere effetti collaterali su apparato gastrointestinale e reni”.

Il docente ha sottolineato come il Servizio sanitario nazionale disponga già degli strumenti normativi per favorire un uso controllato della cannabis a fini terapeutici, puntando su standardizzazione e diffusione sul territorio.

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Pietro Vassetti, responsabile scientifico dell’evento, che ha ribadito come “la terapia del dolore non sia più un semplice sintomo ma una vera e propria malattia cronica, da trattare con percorsi personalizzati e continui, al pari di patologie come diabete e ipertensione”.

Sulla stessa linea Monica Vanni, direttore generale dell’Asl Napoli 2 Nord, che ha evidenziato il ruolo centrale del Servizio sanitario nazionale: “C’è un dovere etico nel trattamento del dolore, troppo a lungo marginalizzato per ragioni culturali. Oggi abbiamo strumenti organizzativi, farmacologici e tecnologici per affrontare questa sfida in maniera efficace”.

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