di Michele Vidone
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha dichiarato l’incandidabilità dell’ex sindaco di Caserta Carlo Marino e degli ex assessori Emiliano Casale e Massimiliano Marzo. La decisione, presa dalla prima sezione civile, è la diretta conseguenza dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose disposto nell’aprile 2025 dal Ministero dell’Interno e successivamente confermato con decreto del Presidente della Repubblica.
Il provvedimento prevede l’incandidabilità per due turni elettorali consecutivi a partire dalla data dello scioglimento dell’ente. Nelle motivazioni, i giudici parlano di un “contesto grave di commistione” tra amministratori pubblici e soggetti legati alla camorra casertana, che avrebbe reso il Comune permeabile agli interessi della criminalità organizzata. Viene inoltre evidenziata l’incapacità dell’amministrazione di resistere alle pressioni di un’imprenditoria collegata a circuiti illegali.
Determinanti per lo scioglimento sono state le indagini della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che tra giugno e ottobre 2024 hanno coinvolto amministratori, dirigenti e dipendenti comunali con accuse di corruzione e voto di scambio legate alle elezioni del 2021. In particolare, secondo gli inquirenti, appalti pubblici sarebbero stati assegnati in cambio di sostegno elettorale o altre utilità. Le inchieste hanno inoltre fatto emergere un presunto sistema consolidato di appalti truccati, soprattutto nel settore del verde pubblico, con affidamenti sempre agli stessi operatori dietro pagamento di tangenti.
L’ex sindaco Marino non risulta coinvolto direttamente in queste due indagini, ma è sotto processo in un procedimento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli relativo all’appalto per la raccolta dei rifiuti del 2021, insieme a un imprenditore ritenuto vicino ai clan.
Nella sentenza vengono richiamati anche altri episodi ritenuti rilevanti, come l’affidamento di lavori stradali a una società collegata a soggetti vicini al clan Clan dei Casalesi, senza le dovute comunicazioni alla Prefettura, e la gestione dei parcheggi cittadini in una situazione definita di “oligopolio” da parte di famiglie ritenute contigue alla criminalità organizzata.
Un quadro complessivo che, secondo il tribunale, giustifica la misura dell’incandidabilità come strumento di tutela delle istituzioni e della legalità amministrativa.
