Un intervento lungo, articolato, segnato da riflessioni politiche ma anche da un momento di forte coinvolgimento personale. Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, ha presentato a Roma il suo libro “Una nuova primavera” davanti al pubblico della Galleria Alberto Sordi, alternando analisi sul futuro del centrosinistra a ricordi della sua esperienza a Palazzo Chigi.

È proprio durante un passaggio sulla dimensione privata che la voce dell’ex premier si incrina. Dopo aver rivendicato di non essersi mai lasciato andare al vittimismo, Conte ha sottolineato il peso che l’impegno istituzionale comporta sul piano personale. “Stare a Palazzo Chigi è stressantissimo. Bisogna essere comprensivi, senza vittimismo. Non ho mai fatto la vittima, non mi avete mai sentito lamentarmi. Ma per chi si impegna bisogna capire che c’è il sacrificio della famiglia. Mio figlio è stato male ed è stato difficile”. Parole che hanno suscitato un lungo applauso della platea, mentre gli occhi del leader pentastellato si facevano lucidi e la voce tremava.

Superato il momento di commozione, Conte è tornato ai temi politici, soffermandosi anche sulle delusioni maturate durante l’esperienza di governo. Senza citare direttamente nomi, ma con un riferimento evidente a Luigi Di Maio, ha parlato di una parte del Movimento che “se ne è andata tradendo le battaglie condivise”, esprimendo rammarico per una frattura che ha segnato la storia recente del M5S.

Nel corso dell’incontro non è mancato un passaggio più leggero, quando gli è stato chiesto se preferirebbe tornare a Palazzo Chigi o vedere la Roma vincere lo scudetto. “Sono due cose entrambe molto difficili”, ha risposto con una battuta, ribadendo però il suo forte legame da tifoso giallorosso.

Sul piano politico, Conte ha insistito sulla necessità di costruire un progetto unitario nel campo progressista. “Dobbiamo lavorare per un progetto che trascenda l’interesse della singola forza politica”, ha affermato, respingendo le accuse di essere ossessionato dal ritorno a Palazzo Chigi e ricordando le tensioni vissute durante il governo guidato da Mario Draghi, definite “un disagio politico vero”.

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