di Michele Vidone 

Sono le 16.06 del 23 dicembre scorso. Il cuore proveniente da Bolzano e destinato al piccolo Domenico Caliendo, impiantato all’ospedale Monaldi di Napoli, non riparte. Un’infermiera che nel frattempo ha lasciato l’ospedale scrive ad alcuni colleghi per avere notizie. “Non va… zero… è una pietra”, è la risposta che riceve dalla caposala. E lei replica: “Mamma mia, se lo portano sulla coscienza”. È uno dei messaggi WhatsApp agli atti dell’inchiesta sulla morte del bambino.

Diverse conversazioni contribuiscono a ricostruire quanto accaduto quel pomeriggio dell’antivigilia di Natale in sala operatoria. In un’altra chat la stessa infermiera chiede: “A che state?”, ricevendo come risposta: “Hanno portato il cuore nel ghiaccio secco. Si è congelato, forse non lo può impiantare. È un casino”.

Dopo circa un quarto d’ora un nuovo scambio di messaggi: “Avete risolto? Ma lui ha fatto il pazzo?”. La replica descrive le difficoltà dell’intervento: “Per scongelarlo lo abbiamo messo nell’acqua calda. Se riparte è un miracolo”. “Ma lo sta mettendo?”, chiede ancora riferendosi al cardiochirurgo incaricato del trapianto. “Pazzo. E che te lo dico a fare? Sì, lo sta mettendo”, è la risposta.

In serata l’Azienda Ospedaliera dei Colli, acquisiti gli atti dei procedimenti disciplinari, ha comunicato di aver disposto la sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella vicenda. Per gli altri sanitari prosegue l’iter disciplinare secondo la normativa vigente. L’azienda ha precisato di essersi attivata immediatamente per fare chiarezza su quanto accaduto, nel rispetto della legge, ribadendo vicinanza e sostegno ai familiari del piccolo Domenico e ringraziando il personale che ha continuato a lavorare con professionalità e dedizione, oltre ai pazienti e ai cittadini che hanno manifestato solidarietà e fiducia all’ospedale Monaldi.

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