Di Angelo Maurizio Tortora

 

Quando sei un ragazzino e usi la tua immaginazione, ti vedi fare goal al Maradona, alla Bombonera, a Wembley con 100.000 tifosi che urlano il tuo nome. Non pensi a tutto ciò che ti toccherà prima di quel momento, tipo startene in un campo d’allenamento gelato con le ginocchia che tremano con l’ambizione di giocare davanti a giganti che fino a poco prima conoscevi solo ammirandoli in tv. Alla radice di tutto c’è che i ragazzini si devono divertire a giocare a calcio, avrebbe detto Johan Cruijff, perché la gente ama il calcio? Perché non ha nessuna verità, nessuna legge, parole di Re
Michel Platini. Il football è come il matrimonio, per una felice riuscita bisogna innanzitutto avere un buon rapporto: lo sport è amicizia, rispetto e gioco, anche se cadi sette volte, rialzati otto. I ragazzini delle Palazzine di Miano come tanti altri scugnizzi dei quartieri di Napoli sono dei rivoluzionari, stanno mettendo corpo e anima pulendo, pitturando, tutto quello che occorre per far fuoriuscire un gioiello, dedicando ore e ore sacrificando il divertimento per ciò che gli spetta di diritto, il campetto dei loro sogni. Chiedono aiuto per realizzare il loro desiderio, perché loro vogliono quel campetto e in quella zona, vanno a scuola, chi frequenta scuole calcio. trasformando desideri in realtà attraverso il sacrifico, lavoro e l’amore per lo sport più bello del mondo. Gli scienziati sognano di fare grandi cose, gli scugnizzi li realizzano, parole e musica perché i ragazzini delle Palazzine di Miano vogliono raggiungere il gradino più alto del podio dell’infinito, la loro scalata inizia ora, si è a metà dell’opera  procederà sino al compimento definitivo.

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