di Michele Vidone
«Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda». È quanto emerge – secondo quanto riportato da la Repubblica – dagli atti dell’inchiesta sulla morte di Domenico, il bambino deceduto all’Ospedale Monaldi dopo il trapianto di un cuore risultato danneggiato.
La testimonianza, raccolta dai pm, è quella di tre infermieri presenti in sala operatoria all’arrivo dell’organo da Bolzano. Il cestello con il cuore venne aperto e, stando ai racconti, l’organo appariva «trasformato in un pezzo di ghiaccio». Da qui i tentativi degli operatori sanitari di scongelarlo gradualmente, passando dall’acqua fredda a quella tiepida fino a quella calda.
Successivamente, secondo quanto ricostruito, il cardiochirurgo Guido Oppido avrebbe deciso di procedere comunque con il trapianto, ritenendolo inevitabile «per assenza di alternative». Il piccolo sarebbe poi morto due mesi dopo l’intervento.
Le dichiarazioni dei tre infermieri aprono un nuovo fronte nelle indagini sulle drammatiche fasi di quel 23 dicembre, su cui la magistratura sta cercando di fare piena luce.
