di Michele Vidone 

La prevenzione deve diventare il pilastro della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. È il messaggio lanciato dal ministro della Salute Orazio Schillaci intervenendo a Roma al seminario “Cammini di Cura”, dedicato alla prevenzione dell’obesità.

Secondo il ministro, investire sulla prevenzione significa garantire in futuro un sistema sanitario capace di assicurare a tutti l’accesso alle innovazioni terapeutiche, comprese le cure per le malattie croniche e oncologiche. Schillaci ha ricordato che l’ultima legge di bilancio ha previsto per la prima volta fondi specifici destinati alla prevenzione, con l’obiettivo di rendere il Servizio sanitario nazionale più vicino ai cittadini e più attento alle fasce fragili della popolazione.

Parlando dell’obesità, il ministro ha evidenziato come persistano forti disuguaglianze territoriali e sociali. L’incidenza maggiore si registra nel Mezzogiorno e colpisce soprattutto persone con livelli di istruzione più bassi e minori risorse economiche. “È anche un problema culturale”, ha spiegato Schillaci, sottolineando la necessità di rafforzare informazione e interventi precoci per prevenire patologie correlate come diabete, malattie cardiovascolari e alcune forme tumorali.

Nel corso di un altro intervento, dedicato al Registro nazionale degli impianti protesici mammari, Schillaci ha definito il sistema italiano “un fiore all’occhiello del Servizio sanitario nazionale”. L’Italia, ha ricordato, è l’unico Paese ad aver introdotto l’obbligo di inserimento dei dati relativi agli impianti mammari, consentendo così un monitoraggio costante e aggiornato in tempo reale.

Il ministro ha annunciato anche un disegno di legge per istituire un registro unico nazionale dei dispositivi medici impiantabili, con l’obiettivo di tracciare quelli a più alto rischio e maggiore impatto economico. I dispositivi impiantabili, infatti, rappresentano circa il 22% della spesa complessiva per dispositivi medici, pari a circa 7 miliardi di euro nel 2024.

Schillaci ha inoltre sottolineato i risultati positivi degli screening per il tumore al seno: secondo il Rapporto 2025, nel 92% dei casi di ricostruzione mammaria la protesi viene impiantata subito dopo una mastectomia conservativa, evitando così un secondo intervento e migliorando qualità della vita e benessere psicologico delle pazienti.

Resta però il problema della mobilità sanitaria passiva nel Sud Italia. In alcune regioni meridionali, ha evidenziato il ministro, fino all’85% degli interventi viene effettuato fuori regione, un dato che dimostra la necessità di rafforzare l’equità nell’accesso alle cure su tutto il territorio nazionale.

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