di Michele Vidone
La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere descrive Biagio Esposito, ex assessore ed ex consigliere comunale di Caserta, come il “deus ex machina” della politica cittadina, una figura ritenuta dagli inquirenti centrale negli equilibri amministrativi del capoluogo.
Il riferimento emerge nel decreto di perquisizione eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, che ha coinvolto anche la figlia Dora Esposito, anch’ella ex consigliera comunale. Entrambi sono indagati per corruzione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Esposito avrebbe esercitato un’influenza tale da condizionare anche l’operato dell’allora sindaco Carlo Marino. In un’intercettazione, lo stesso Esposito racconta che, dopo le elezioni, sarebbe stato il primo cittadino a recarsi a casa sua per incontrarlo.
L’inchiesta coinvolge anche il consigliere regionale Giovanni Zannini, anch’egli indagato per corruzione, sebbene non raggiunto dalle perquisizioni. Al centro delle indagini vi sarebbero alcune assunzioni, avvenute nel settembre scorso, presso società partecipate da enti locali: tra queste quella del nipote di Esposito e del figlio di un suo conoscente. Secondo l’accusa, tali assunzioni sarebbero state promesse in cambio di sostegno elettorale alle regionali.
Gli inquirenti ipotizzano inoltre un quadro più ampio di pressioni e condizionamenti sulla vita amministrativa del Comune di Caserta. In particolare, viene contestato un presunto assoggettamento dell’ex sindaco alle richieste di Esposito, che avrebbe minacciato di far cadere l’amministrazione attraverso la mancata partecipazione della figlia, allora consigliera, a votazioni cruciali come quella sul bilancio.
I fatti si inseriscono nel contesto della crisi che ha interessato il Comune di Caserta nel 2024, segnata da arresti e indagini che hanno poi portato allo scioglimento dell’ente per infiltrazioni camorristiche.
L’indagine è in corso e dovrà chiarire ruoli e responsabilità dei soggetti coinvolti.
