di Michele Vidone
Si è aperto oggi all’Aran il tavolo negoziale per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Sanità relativo al triennio 2025-2027, che coinvolge circa 593mila dipendenti del Servizio sanitario nazionale. La prossima riunione con i sindacati è stata fissata per il 5 maggio.
Il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, ha parlato di un clima positivo, sottolineando come l’avvio della trattativa a pochi mesi dal precedente rinnovo rappresenti “un segnale concreto” del ritorno a una contrattazione pubblica regolare. L’obiettivo è consolidare i risultati già raggiunti e migliorare ulteriormente le condizioni di lavoro, rendendo il servizio sanitario più attrattivo e valorizzando le competenze del personale.
Le risorse disponibili per il rinnovo sono già definite: oltre 512 milioni di euro per il 2025, più di un miliardo per il 2026 e oltre 1,5 miliardi a regime dal 2027, pari al 5,4% del monte salari 2023. A queste si aggiungono 480 milioni destinati all’incremento dell’indennità di specificità infermieristica.
Quattro le direttrici principali del negoziato: rafforzare l’attrattività del Servizio sanitario nazionale, migliorare le condizioni di lavoro, completare il sistema di ordinamento professionale e valorizzare la digitalizzazione.
Sul piano economico si discuterà della distribuzione degli aumenti tra stipendio base e componenti accessorie. Per quanto riguarda l’ordinamento professionale, si dovrà completare il sistema di classificazione in cinque aree, introdurre nuove figure come il tecnologo alimentare e regolamentare profili legati alla comunicazione digitale.
Tra i temi in agenda anche la revisione del sistema delle indennità, il welfare contrattuale, la prevenzione del burnout, la tutela dei lavoratori fragili e il contrasto alle aggressioni nei luoghi di lavoro. Non si esclude inoltre l’elaborazione di un testo unico contrattuale per riordinare le norme esistenti.
Dopo questo primo incontro, il 29 aprile è già in programma l’apertura del tavolo per l’Area Sanità, che riguarda circa 138mila dirigenti tra medici, sanitari e veterinari.
