di Simona Abbate 

Ieri la trasmissione di Autonomia Napolitana, condotta da Gino Giammarino su TV LUNA, ha trattato tematiche riguardanti l’emigrazione.

Vari sono stati gli ospiti che sono intervenuti in una puntata arricchita da contenuti importanti e dalle schede video di Ylenia Petrillo che hanno offerto interessanti spunti di dibattito.

Il Presidente di Autonomia Napolitana, Gigi Lista, ha posto l’attenzione su come sia diffuso avere in ogni famiglia meridionale parenti e affetti lontani, emigrati a causa di un sistema nord-centrico e di una nazione Medea che mangia i propri figli. Una tragedia iniziata nel 1861 con l’unità d’Italia: in precedenza dalle nostre Terre non si emigrava. Solo dopo, divenuti colonia interna, si è creato quel fenomeno per il quale i figli del Sud diventano la forza lavoro del Nord.

Il Presidente del Movimento ha raccontato, poi, la sua esperienza giovanile da emigrante, anche all’estero, e del dramma che vive chi viene strappato dalla sua famiglia e dalla propria Terra: tutto questo, però, fa nascere un sentimento identitario ancora più forte in chi è lontano.

Marco Esposito, economista e giornalista, ha portato l’attenzione sulla situazione attuale dell’emigrazione. In Italia un preoccupante calo demografico rende i giovani ancora più preziosi. Per il Nord la soluzione è invogliare i giovani del Sud a studiare nelle università settentrionali per farli poi restare lì a lavorare. Inoltre c’è un forte fenomeno di emigrazione giovanile anche verso l’estero, soprattutto femminile, ma per ogni giovane settentrionale che va via dal Nord, ne arrivano due dal Sud.

Perdere giovani in questo momento è drammatico: bisogna dare loro delle serie prospettive e valorizzare economicamente il loro lavoro.

Emilio Caserta, giornalista, ci parla della gravità dell’attuale emigrazione giovanile meridionale verso il Nord e del perché i ragazzi settentrionali si trasferiscono all’estero. Valuta come cambiare questa situazione iniziando a investire sui giovani e sui territori. I dati ISTAT ci dicono che oggi investire al Sud è molto più conveniente che al Nord e che uno dei metodi per invertire la rotta è invitare al Compra Sud anche tutti i Meridionali che vivono al Nord. Infatti comprare prodotti del Sud per aiutare le aziende del Mezzogiorno può far aumentare la domanda e di conseguenza l’offerta di lavoro. Inoltre se il Sud non fosse una colonia interna, potrebbe gestire il ticketing dei suoi musei e dei suoi beni, creando così lavoro e ricchezza locale.

Carlo Dini, architetto e fondatore di Sudexit, definisce l’emigrazione dal Sud, iniziata dopo l’unità d’Italia, un obiettivo perseguito con successo e racconta la sua esperienza personale di residente a Milano, dove vede quotidianamente migliaia di ragazzi universitari meridionali. Definisce l’emigrazione studentesca il primo passo per staccare i giovani dai propri territori d’origine, complice una campagna mediatica che rende il Nord meta di opportunità.

I settantamila studenti emigrati al Nord costano alle famiglie meridionali un miliardo di euro all’anno. Per invertire questo meccanismo bisogna attivare la crescita economica. A tal proposito, Carlo Dini propone la defiscalizzazione compensativa, uno strumento per abbattere il carico fiscale per persone fisiche e giuridiche in modo tale da rendere competitivi gli investimenti nell’area napoletana e in tutto il Sud.

Enrico Fagnano, storico e scrittore, spiega che in Italia l’emigrazione ha avuto tre fasi, di cui la prima, definita Grande Emigrazione, va dal 1850 al 1914, la seconda si colloca tra le due guerre mondiali e la terza inizia nel secondo dopoguerra e non è mai terminata.

L’emigrazione, in Italia, inizia nel Nord: tra il 1850 e il 1860 emigrano verso il Sud America quasi trecentomila Italiani, tutti settentrionali. Lo Stato piemontese speculò su questa situazione attraverso una Compagnia, chiamata Transatlantica, che effettuava il trasferimento degli emigranti.

L’emigrazione resta per moltissimo tempo un fenomeno settentrionale, anche se da sempre ci è stato detto che erano i Meridionali a emigrare, deformando la realtà e talora anche le varie narrative.

Nel racconto di De Amicis “Dagli Appennini alle Ande”, il protagonista, un ragazzo di nome Marco, parte per l’America e sulla nave incontra solo Settentrionali: sarà un contadino lombardo, in particolare, che lo aiuterà a ritrovare la mamma. Nel 1959, in un film tratto da questa storia, il contadino diventa siciliano, perché la propaganda nazionale dipingeva i Meridionali come pezzenti e li convinceva di essere in questa condizione da sempre.

Gigi Lista conclude parlando delle spinte autonomiste che ci sono in tutta Italia, riallacciandosi anche alla testimonianza di Fernando Luisi, medico del lavoro emigrato al Nord, in collegamento telefonico, che citava proprio le sue esperienze a riguardo, tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.

Tra le varie logiche differenti, Napoli emerge storicamente come una Città-Stato. Una Napoli Autonoma è il primo passo per pensare a una Macroregione del Sud, non più sottomessa a sovrastrutture che schiacciano le identità, le tradizioni e le visioni economiche dei popoli.

 

In sintesi, dall’approfondimento delle tematiche trattate se ne ricava un quadro nitido. Se nell’Ottocento l’emigrazione nasce come fenomeno settentrionale e solo decenni dopo l’unità diventerà anche meridionale, tra l’altro soltanto dopo i dazi doganali del 1887, se ne deduce che il dogma risorgimentale vada ribaltato.

Non è mai esistito un Nord benestante e attrattivo che a un certo punto si fa carico di un Sud arretrato e afflitto da emigrazione ma piuttosto un sistema Piemonte che non ha mai funzionato neanche per se stesso, un sistema che a un certo punto compensa parte delle sue iniquità interne riducendo il Sud a colonia interna da sfruttare, nonché serbatoio di risorse umane dal quale attingere e forza lavoro di cui servirsi, e “infettandolo” con un fenomeno di emigrazione che mai aveva conosciuto prima.

Oggi in una nazione dove il calo demografico è sempre più preoccupante, Napoli e il Meridione segnano l’unica inversione di tendenza ed è per questo che i giovani del Sud diventano ancora più preziosi. In quest’ottica la Macroregione Sud autonoma auspicata da Gigi Lista offre la soluzione per un cambiamento effettivo perché emigrare deve essere un’eventuale opportunità ma mai una scelta forzata.

Please follow and like us:
Pin Share
Facebook
YouTube
INSTAGRAM