Una nuova inchiesta scuote il mondo della lirica e della gestione culturale italiana. La Procura di Napoli ha iscritto dodici persone nel registro degli indagati nell’ambito di accertamenti sulla precedente gestione della Fondazione del Teatro di San Carlo, uno dei simboli culturali della città. Tra i nomi figurano l’ex sovrintendente Stéphane Lissner e l’ex direttore generale Emmanuela Spedaliere. Le ipotesi di reato, contestate a vario titolo, sono truffa, peculato e falso. Le indagini hanno portato la Guardia di Finanza a notificare avvisi di garanzia, eseguire perquisizioni, sequestrare telefoni e acquisire documenti.

Al centro dell’inchiesta vi sarebbe la gestione di circa 200mila euro destinati a masterclass, seminari e incontri con artisti internazionali che, secondo gli inquirenti, non sarebbero mai stati effettivamente svolti. Tali operazioni avrebbero consentito, sempre secondo l’accusa, di aggirare i limiti di spesa previsti per le attività artistiche. Tra gli indagati compaiono anche figure di primo piano della scena lirica internazionale, come il tenore Jonas Kaufmann, il regista Klaus Guth, il soprano Asmik Grigorian e il regista Krzysztof Warlikowski, ai quali sarebbero stati corrisposti complessivamente oltre 200mila euro per attività didattiche ritenute inesistenti dagli investigatori.

Un secondo filone dell’indagine riguarda invece l’utilizzo delle Officine San Carlo, struttura dedicata a laboratori e promozione teatrale, che sarebbe stata impiegata per eventi aperti al pubblico in presunta violazione delle concessioni. Sotto la lente anche la gestione di una società riconducibile a Michele Sorrentino Mangini, figlio dell’ex direttore generale. Tra le contestazioni emerge inoltre l’istituzione, nel 2020, di due figure dirigenziali non previste dallo statuto della Fondazione, tra cui proprio quella di direttore generale affidata a Spedaliere, ritenute dagli inquirenti fonte di costi aggiuntivi significativi. Al vaglio anche un trasferimento di circa 350mila euro disposto dalla stessa Spedaliere verso conti riconducibili al figlio.

L’indagine, coordinata dai pm Antonella Serio e dall’aggiunto Giuseppina Loreto, si affianca a un precedente filone già avviato dalla Corte dei Conti, che aveva portato a ulteriori acquisizioni documentali da parte della Guardia di Finanza.

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