I turni, messi in scena dalla regia di Cristina Comencini, hanno esordito, era la prima nazionale, con grande successo al Mercadante. Una commedia particolare, con tre soli attori, molto bravi e convincenti: Iaia Forte, Lucia Maglietta, e Andrea Renzi.
Si tratta di tre fratelli che si ritrovano in casa della madre malata e che poco alla volta ricostruiscono il loro rapporto. Diciamoci la verità: personalmente ho trovato la storia piuttosto stucchevole. Al punto che non capivo neanche quando sul palcoscenico dicevano la verità o mentivano. C’è però da dire che io, essendo figlio unico, non sono mai stato coinvolto con fratelli che non ho, in discussioni del genere. La persona che mi era vicino invece evidentemente sì, al punto che la vedevo molto coinvolta.
I tre sulla scena hanno rivissuto la loro storia. Ognuna molto diversa dalle altre due. Le due sorelle erano completamente diverse come carattere, il maschio addirittura aveva cambiato città per poter vivere la sua vita lontano dalla famiglia. Alla loro spalle una madre, mai apparsa, che evidentemente, magari anche a livello inconsapevole, aveva fatto le sue scelte favorendo a turno uno dei suoi figli.
Addirittura il maschio ad un certo punto scopre che prima di lui era morto un suo fratellino, che portava il suo stesso nome, e solo allora inizia a capire alcune cose. Fino alla fine quando, per la prima volta in vita loro, vanno insieme dalla mamma
Ma è inutile continuare a raccontare la trama. Diciamo che la commedia si lascia guardare. I tre attori, evidentemente ben guidati dalla regista, si muovono bene sul palco, scatenando di tanto in tanto qualche risata tra il pubblico. Alla fine applausi convinti da parte del pubblico presente, c’era praticamente il tutto esaurito. Il che alla fine sta ad indicare che avevano recitato bene.
Ripeto un concetto espresso in precedenza: il lavoro ha convinto molto chi ha fratelli ed ha vissuto esperienza del genere. A me personalmente la storia è parsa inverosimile. Ma godibile fino alla fine. Il che è la cosa più importante in un lavoro teatrale. La sola cosa che conta.
