“Fortunatamente non andrò”. Con queste parole il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha risposto ai giornalisti in merito all’iniziativa sulla cosiddetta “remigrazione” prevista a Napoli il 24 aprile, alla vigilia della Festa della Liberazione. Un commento secco, che segna la distanza del governatore rispetto all’evento, senza ulteriori approfondimenti, ma che si inserisce in un clima politico sensibile anche per la scelta della data, a ridosso del 25 aprile.
Fico è poi intervenuto su un tema diverso ma centrale nel dibattito istituzionale: il sistema penitenziario e il significato della pena. In occasione della presentazione della relazione annuale del Garante regionale delle persone private della libertà, il presidente ha ribadito la necessità di attenersi ai principi costituzionali.
“La pena deve essere finalizzata alla riabilitazione, alla rieducazione e al reinserimento sociale”, ha sottolineato, richiamando quanto previsto dalla Costituzione italiana. Un obiettivo che, secondo Fico, rischia di essere compromesso dalle condizioni attuali delle carceri, in particolare dal sovraffollamento. “Quando le carceri sono sovraffollate — ha spiegato — non riusciamo a garantire un percorso rieducativo efficace e spesso si registra un alto tasso di recidiva”. Da qui l’impegno della Regione a intervenire per quanto di propria competenza, in collaborazione con il livello nazionale.
Per il presidente, infatti, la qualità di una società si misura anche dalla capacità di reinserire chi ha scontato una pena: “La civiltà di una Regione e di uno Stato passa anche da questo”.
