“Hanno ragione i Comuni che hanno presentato ricorso”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, intervenendo sulla contestata riforma della classificazione dei Comuni montani, oggetto di impugnazione davanti al Tar del Lazio da parte di diversi enti locali, tra cui quattro toscani. Il governatore ha criticato l’impostazione del provvedimento adottato dal governo dopo l’intesa in Conferenza Unificata, sottolineando una contraddizione politica: “Colpisce che un esecutivo che promuove l’autonomia differenziata assuma poi una visione così centralistica”.
La questione è stata affrontata anche in Consiglio regionale della Toscana, dove è stata approvata una mozione della maggioranza di centrosinistra che chiede una revisione dei criteri adottati. Secondo Giani, l’attuale classificazione penalizzerebbe i territori appenninici a vantaggio delle aree alpine. “Si continua a considerare montani solo i Comuni delle Alpi, come se l’Appennino fosse una realtà di serie B – ha affermato –. È un’impostazione che va superata”.
Nel mirino del presidente toscano anche il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, accusato di portare avanti una visione “veteroleghista” e sbilanciata territorialmente. “Ci sono Comuni dell’Appennino che, pur trovandosi a quote di 500-600 metri, soffrono condizioni di isolamento ben più gravi rispetto a realtà vicine a città come Trento o Bolzano”, ha concluso.
