“È un’idiozia”. Così Roberto Saviano respinge le accuse rivolte al suo libro Gomorra, a vent’anni dalla sua pubblicazione, di aver influenzato negativamente i giovani spingendoli verso l’emulazione criminale. Lo scrittore lo ha detto intervenendo a un incontro con gli studenti del laboratorio radiofonico F2 RadioLab dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. “A Napoli la criminalità esiste da secoli, già in epoca borbonica i ragazzini prendevano le armi – ha spiegato –. Dare la colpa al racconto è un meccanismo di autodifesa di chi dovrebbe occuparsene. La letteratura non è al servizio né delle procure né della politica”.
Nel corso dell’incontro, organizzato per celebrare i vent’anni del bestseller pubblicato nel 2006, Saviano ha anche riflettuto sul prezzo personale pagato per il suo lavoro di denuncia. “Gomorra ha ridotto la mia libertà, mi ha rovinato la vita, me l’ha distrutta”, ha dichiarato, ricordando la condizione di vita sotto scorta che lo accompagna da anni. “Non ho mai smesso di avere paura, ma la paura è sana: il problema è la codardia”. Secondo lo scrittore, raccontare la criminalità comporta conseguenze inevitabili: “Il primo prezzo è la diffamazione, si attacca il messaggero invece del messaggio. Il secondo è la reazione delle organizzazioni criminali, che temono la diffusione delle storie. I tempi della giustizia sono lunghi, ma l’indignazione no: la parola diventa pericolosa quando è condivisa”.
Saviano ha poi affrontato il tema della cosiddetta “zona grigia”, sostenendo che oggi “non esiste più una distinzione netta: è tutto diventato grigio”, con un riferimento ai rapporti tra criminalità e colletti bianchi, definiti “strutturali e non marginali”.
Nel suo intervento, lo scrittore ha infine parlato delle trasformazioni recenti di Napoli, in particolare legate al boom turistico. “La città è piena di visitatori, ma questo cambiamento è reale o solo apparente?”, si è chiesto. “La camorra si è adattata subito, investendo nel turismo e nelle attività ricettive. Oggi nessuno tocca i turisti perché sono considerati una merce”.
Un interrogativo, quello sul futuro della città, che per Saviano può trovare risposta solo attraverso studio e approfondimento: “Serve mettere in circolo le informazioni e capire davvero cosa sta accadendo”.

