Nell’anniversario della morte (15 aprile 1967) una mostra fino ad agosto nel sito espositivo di Little Italy con cimeli, abiti di scena, scritti. E intanto Napoli aspetta ancora il museo promesso da decenni agli eredi del principe de Curtis
«A New York? Ma mi faccia il piacere…». E invece no, è la «somma che fa il totale» e così il principe della risata sbarca nella Grande Mela con tutti gli onori, proprio nei giorni dell’anniversario della sua morte (15 aprile 1967). In fondo al di là dell’oceano era conosciuto e amato da molti intellettuali americani come F. Murray Abraham o da Arthur Miller. Il surrealismo di «Totò a colori», la filosofia di «siamo uomini o caporali», il neorealismo di «Uccellacci e uccellini» lasciarono il segno anche tra le anime buone dell’America dell’arte.
Neapolis 2500 e Palazzo Reale
La mostra «Totò e la sua Napoli» all’Italian American Museum di New York che la ospita dal 16 aprile al 29 agosto 2026 nel cuore di Little Italy, è una tappa importante per quegli americani che hanno ancora la Napoli dei loro antenati nel cuore, e di quegli americani che sono affascinati dalla città «magica» raccontata anche da John Turturro in «Passione». Alla base dell‘esposizione montata nell’ambito delle celebrazioni per i 2500 anni della fondazione di Napoli e che in Italia ha avuto grande successo supportata dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Ma il progetto a cura di Alessandro Nicosia e Marino Niola – e organizzato e prodotto da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di New York e con la partecipazione degli Eredi Totò, che hanno contribuito mettendo a disposizione materiali inediti e preziose testimonianze – non è il primo negli Stati Uniti. Già nel 2001 ci fu il tributo Art Museum and Pacific Film Archive a San Francisco.
Il produttore e organizzatore Alessandro Nicosia: «Sono felice e onorato di questa opportunità, che conferma il valore culturale e identitario del progetto, con l’auspicio di coinvolgere un pubblico ampio e trasversale, italiani e non solo, in un’esperienza che ha già raccolto importanti consensi a Napoli». Infatti la mostra è stata ospitata già a Palazzo Reale e con grande successo.
Gli occhiali dalle spesse lenti
Saranno visibili fotografie, filmati, documenti originali e manufatti che compongono il percorso espositivo che accompagna il visitatore in un viaggio nell’universo artistico di Totò. Anche sue riflessioni annotate su fogli di grandi alberghi, gli occhiali che gradualmente ispessivano le lenti perché il principe de Curtis negli ultimi film era quasi cieco, e costumi di scena che per molti sono diventati una leggenda (un turco napoletano, la bombetta, i pantaloni a «zompafuosso»).
La mostra getta una luce sul rapporto tra Antonio de Curtis e Napoli. La città-madre da cui aveva attinto i segreti della sua comicità e le lacrime della sua drammaticità. Era andato a vivere a Roma, ma non per fuggire, solo perché gli studi cinematografici erano più vicini. Diceva negli ultimi anni: «Resto un napoletano con tutti i pregi e i difetti del napoletano. Ogni quindici giorni torno a Napoli per un brevissimo soggiorno, non posso stare più a lungo lontano dalla mia città, la gente di là mi dà il calore della vita. E ogni volta mi commuovo come un bambino».
La Livella e Malafemmina
La napoletanità era stata forgiata nella collaborazione con i fratelli De Filippo (prima che litigassero poi lui scelse Peppino come suo partner artistico), con il repertorio classico di Eduardo Scarpetta (Miseria e nobiltà), con i grandi scrittori partenopei (Giuseppe Marotta e L’oro di Napoli). Dal suo essere stato chierichetto nella chiesa del Rione Sanità dove nelle catacombe prese ispirazione, in età adulta, per la sua «’A livella». Legatissimo anche alla tradizione musicale della sua città. Si cimentò come compositore e ci ha lasciato un capolavoro che ormai fa parte della storia della canzone napoletana classica: «Malafemmena». New York mette Totò nel museo e Napoli aspetta ancora (da decenni) il museo di Totò. Fu promesso alla figlia Liliana tanti e tanti anni fa. E ora anche Liliana non c’è più.

