di Michele Vidone 

Sul finire della campagna referendaria sulla riforma della giustizia, il confronto politico si intensifica tra iniziative mediatiche, polemiche e appelli al voto. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto una strategia comunicativa “pop”, partecipando al podcast “Pulp” di Fedez per raggiungere un pubblico più ampio e meno coinvolto dal dibattito tradizionale, ribadendo che il voto riguarda il merito della riforma e non il giudizio sul governo.

Dal fronte del Sì arrivano inviti a una forte partecipazione, ritenuta decisiva per l’esito del referendum, mentre non mancano polemiche per alcune dichiarazioni di esponenti della maggioranza e per presunti squilibri nella comunicazione mediatica.

Sul versante opposto, le opposizioni rilanciano le ragioni del No. Il leader M5s Giuseppe Conte accusa il governo di voler indebolire la magistratura e rafforzare il controllo politico, criticando in particolare il sorteggio per gli organi di autogoverno e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. Sulla stessa linea la segretaria del Pd Elly Schlein, che definisce la riforma dannosa e non utile a migliorare l’efficienza della giustizia, ribadendo la necessità di difendere l’equilibrio tra i poteri previsto dalla Costituzione.

Intanto, cresce anche la mobilitazione dei fuorisede che chiedono modalità di voto più accessibili, mentre si avvicinano le manifestazioni conclusive della campagna elettorale in vista del voto previsto per domenica e lunedì.

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