di Michele Vidone
Emergono nuovi elementi nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli. Secondo quanto riportato da “La Repubblica”, dalla relazione degli ispettori del Ministero della Salute e del Centro nazionale trapianti, redatta dopo i sopralluoghi al Monaldi e all’ospedale di Bolzano, un dosaggio errato di un farmaco somministrato da un’anestesista a Bolzano potrebbe aver danneggiato il cuore prima dell’espianto. L’organo sarebbe stato poi conservato in modo non corretto, congelato con ghiaccio secco.
A chiarire se il cuore abbia effettivamente subito danni prima dell’espianto sarà l’autopsia, con l’esame dei tessuti. Lo ha spiegato l’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, sottolineando però che questo elemento non cambierebbe il quadro delle responsabilità che riguarderebbe l’équipe del Monaldi.
Secondo quanto emerso dalle prime indagini, il team partito da Napoli non avrebbe avuto con sé un perfusionista e la dottoressa Farina avrebbe chiesto che l’infusione del liquido fosse effettuata da un’altra persona. Sarebbe stata però la stessa dottoressa del Monaldi a indicare la quantità di liquido da infondere e i tempi dell’operazione. L’infusione, inoltre, non sarebbe stata portata a termine perché il chirurgo di Innsbruck avrebbe segnalato un rigonfiamento del fegato e del cuore, intervenendo poi direttamente per risolvere la situazione.
Intanto, sulla vicenda intervengono anche 186 genitori di bambini cardiopatici con un appello in difesa del professor Guido Oppido, chiedendo che “finisca immediatamente la gogna mediatica” nei suoi confronti. Nell’appello si ricorda come molti dei loro figli oggi vivano grazie alla cardiochirurgia pediatrica e al lavoro dei medici che ogni giorno affrontano interventi complessi per salvare vite. I genitori sottolineano che trasformare la tragedia del piccolo Domenico in uno “spettacolo mediatico” rappresenta una ferita per le famiglie che vivono quotidianamente la paura di perdere un figlio e chiedono che la verità venga accertata nelle sedi opportune, con rispetto e responsabilità.
Nel frattempo l’Azienda ospedaliera dei Colli ha avviato un intervento per rafforzare l’attività di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi. È stata infatti siglata una convenzione con l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, uno dei centri di riferimento nazionali per le cardiopatie congenite.
L’accordo, richiesto dopo la vicenda del piccolo Domenico, punta a garantire continuità assistenziale e a rafforzare la qualità delle cure offerte ai piccoli pazienti. La collaborazione tra le due strutture esiste già da tempo, ma con questa convenzione viene ulteriormente strutturata e potenziata.
Per i prossimi tre mesi una équipe specializzata del Bambino Gesù opererà stabilmente al Monaldi. Saranno distaccati a Napoli quattro professionisti: un cardiochirurgo, un anestesista, un infermiere ferrista e un perfusionista. L’équipe lavorerà in stretta collaborazione con i professionisti dell’Azienda ospedaliera dei Colli, contribuendo sia alla gestione dei casi più complessi sia al trasferimento di competenze. In caso di necessità la collaborazione potrà essere rafforzata con altri specialisti.
La direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, ha spiegato che la possibilità che la vicenda potesse avere ripercussioni sull’attività cardiochirurgica ha spinto l’azienda a valutare immediatamente tutte le soluzioni possibili. L’obiettivo, ha sottolineato, è garantire la piena operatività del servizio e tutelare i pazienti, rafforzando ulteriormente un settore strategico dell’ospedale. La direttrice ha infine ringraziato la direzione del Bambino Gesù per la collaborazione dimostrata.
