di Michele Vidone
Nelle aiuole dell’Ospedale Monaldi è stato piantato un ulivo secolare in memoria del piccolo Domenico Caliendo, scomparso dopo un trapianto di cuore risultato danneggiato. Un gesto definito “semplice ma profondamente simbolico”, voluto dalla direzione generale dell’Azienda dei Colli e inserito nella tradizionale celebrazione del precetto pasquale.
Alla cerimonia, però, la famiglia del bambino ha scelto di non partecipare. Una decisione che il direttore generale Anna Iervolino ha detto di comprendere pienamente, sottolineando il dolore ancora troppo recente e difficile da affrontare. “Varcare i cancelli dell’ospedale rappresenta per una madre una sofferenza enorme”, ha spiegato, aggiungendo che, sebbene l’abbraccio della comunità ospedaliera potesse rappresentare un momento di vicinanza, è naturale che non tutti siano pronti.
Durante la celebrazione nella chiesa dell’ospedale, visibilmente commossa, Iervolino ha parlato di una tragedia che ha colpito non solo la famiglia Caliendo ma anche tutto il personale sanitario. Ha ribadito la necessità di trasformare un dolore così grande in un impegno concreto per migliorare la sanità pubblica, definendola “un dono prezioso”.
Nel suo intervento ha sottolineato come, invece di dividere, quanto accaduto abbia unito medici e operatori nel lavoro quotidiano, rafforzando il senso di responsabilità verso i pazienti. “Prendersi cura degli altri è la nostra missione”, ha affermato, ribadendo l’impegno a non tradire la fiducia di chi si affida all’ospedale.
Il pensiero finale è stato rivolto alla famiglia di Domenico e a tutte le persone coinvolte, dai familiari ai professionisti sanitari, travolti da una vicenda che resta una ferita profonda per l’intera comunità.
