Nuovo fronte di tensione nel polo automotive di Pomigliano d’Arco. La Trasnova ha avviato la procedura di licenziamento collettivo che, per i lavoratori impegnati presso lo stabilimento di Pomigliano, riguarda 53 addetti. A denunciarlo sono Mauro Cristiani, segretario generale della Fiom Napoli, e Mario Di Costanzo, responsabile del settore automotive della Fiom partenopea. “Si tratta di un atto gravissimo che getta nell’incertezza decine di famiglie e conferma che i primi a pagare lo stato di abbandono in cui versa il comparto dell’automotive sono i lavoratori dell’indotto”, affermano in una nota.
Secondo i sindacalisti, non si tratta di un evento imprevisto ma dell’epilogo di una crisi annunciata. Nel mirino finiscono le scelte industriali del gruppo automobilistico, accusato di operare un progressivo disimpegno produttivo che colpisce duramente l’indotto e svuota di prospettive siti storici come quello di Pomigliano. Critiche anche a Trasnova, che avrebbe scelto la via più drastica del licenziamento collettivo, e al Governo, ritenuto responsabile di una gestione giudicata approssimativa della vertenza e priva di una strategia industriale capace di vincolare le multinazionali alla tutela dei livelli occupazionali.
I rappresentanti della Fiom sottolineano inoltre che, nei quindici mesi di confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy, erano state annunciate possibili soluzioni occupazionali alternative senza che venissero fornite indicazioni concrete. Per questo il sindacato ha inviato una lettera al presidente della Regione Campania, , chiedendo un intervento tempestivo presso il Mimit per presentare soluzioni in grado di risolvere positivamente la vertenza.
Sulla vicenda interviene anche il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Ricci, che definisce “molto grave” la decisione di procedere unilateralmente ai licenziamenti di 94 lavoratori a livello nazionale, di cui 53 nel sito di Pomigliano d’Arco, alla scadenza della proroga del contratto con Stellantis prevista per il prossimo 30 aprile. “È grave perché su quel tavolo si stavano prefigurando delle soluzioni che non è certamente quella di licenziare”, afferma, auspicando un confronto serrato con il Governo e un’azione forte della Regione per difendere il polo dell’automotive in Campania.
