Sei persone arrestate nell’ambito di un’indagine su un presunto traffico illecito di rifiuti tra Italia, Bulgaria e Grecia. L’operazione è stata eseguita nelle province di Bari, Brindisi e Salerno e a Sofia, su disposizione del gip del Tribunale di Lecce, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
I Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme al Noe di Lecce, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei indagati: quattro sono finiti in carcere e due agli arresti domiciliari. A vario titolo, devono rispondere di associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti aggravato dalla transnazionalità, gestione illecita di rifiuti ed emissione di false fatturazioni per operazioni inesistenti.
L’inchiesta, avviata nel gennaio 2024, ha interessato la provincia di Brindisi, area di provenienza dei rifiuti, e si è estesa fino alla Grecia e alla Bulgaria, anche grazie alla cooperazione con le autorità di polizia bulgare. Attraverso intercettazioni, videoriprese e pedinamenti, gli investigatori hanno ricostruito l’esistenza di un sodalizio criminale dedito allo smaltimento illecito di rifiuti speciali non pericolosi, in prevalenza scarti provenienti dal trattamento di rifiuti industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata.
Secondo l’accusa, migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state trasportate all’estero mediante l’attribuzione di codici CER falsi, in particolare il 191204 (plastica e gomma, rifiuti recuperabili), anziché il 191212, relativo a scarti derivanti dal trattamento di rifiuti industriali. I carichi, accompagnati da documentazione falsa e certificazioni di non pericolosità, venivano imbarcati nei porti pugliesi con la complicità di spedizionieri e inviati in Grecia e Bulgaria, dove invece di essere trattati secondo le procedure dichiarate, sarebbero stati abbandonati in capannoni industriali dismessi o su terreni agricoli.
Il sistema avrebbe consentito agli indagati un profitto illecito stimato in circa 300 mila euro, somma per la quale è stato disposto il sequestro per equivalente. Nel corso dell’operazione sono state inoltre sequestrate due società e 44 automezzi.
Le indagini hanno evidenziato come, a partire dal 2020, una società coinvolta avrebbe quasi azzerato la gestione dei rifiuti correttamente classificati come 191212, incrementando invece in modo significativo le esportazioni di rifiuti indicati come recuperabili, sfruttando una procedura meno onerosa attraverso l’alterazione della classificazione.
Complessivamente sono 14 le persone indagate. L’applicazione delle misure cautelari, disposta dopo gli interrogatori preventivi, punta a impedire la prosecuzione delle condotte illecite e a scongiurare l’alterazione delle fonti di prova.
