“La sanità è una priorità e alla sanità non verrà tolto alcun intervento, pur dovendo fronteggiare altre spese legate al contesto internazionale”. Lo ha assicurato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo a Roma all’incontro dal titolo “Eliminare le incompatibilità per ridurre le liste di attesa e rafforzare il Servizio sanitario nazionale”.
Nel corso dell’iniziativa Tajani ha ribadito che “la riduzione delle tasse e la tutela della salute sono due pilastri della nostra azione politica”, sottolineando l’impegno dell’esecutivo a non comprimere le risorse destinate alla sanità pubblica. Sulla stessa linea il capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, che ha parlato di un investimento senza precedenti: “Stiamo raggiungendo il 12 per cento della spesa sanitaria sul Pil, un record sia in termini di cifra assoluta sia rispetto al bilancio dello Stato”.
Durante l’incontro è stato presentato anche un nuovo testo di legge promosso dai gruppi parlamentari e dalla Consulta nazionale di Forza Italia, con l’obiettivo di ridurre le liste d’attesa e rafforzare il Servizio sanitario nazionale. La proposta prevede l’eliminazione del regime di incompatibilità che, sulla base delle norme del 1991, limita la possibilità per i medici del Ssn di svolgere attività in altre strutture pubbliche o private convenzionate.
Secondo Tajani, nella sua veste di leader di Forza Italia, l’attuale sistema “ha l’effetto di ridurre il numero di medici disponibili nel Servizio sanitario nazionale per rispondere alle esigenze dei cittadini”. Per questo, ha spiegato, “la nostra è una proposta di libertà”, che punta a valorizzare le professionalità già presenti nel sistema.
A illustrare nel dettaglio l’iniziativa è stata Letizia Moratti, presidente della Consulta nazionale di FI, che ha evidenziato come l’aumento della domanda di salute e la carenza di medici rendano necessarie nuove soluzioni. Il testo di legge consentirebbe ai medici dipendenti e convenzionati del Ssn – ospedalieri, medici di famiglia, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali – di svolgere, su base volontaria, ore di lavoro aggiuntive retribuite in altre strutture del servizio pubblico o in quelle private convenzionate. Le ore extra sarebbero gestite dalle Regioni in base alle rispettive disponibilità di bilancio.
Un medico ospedaliero, ad esempio, con un orario settimanale di 38 ore, potrebbe scegliere di lavorare alcune ore in più in un’altra struttura, con l’obiettivo di aumentare le prestazioni disponibili e ridurre i tempi di attesa per i cittadini.
La proposta ha trovato il favore anche del ministro della Salute Orazio Schillaci, che ha definito “anacronistico” il modello basato su un solo contratto fisso di 38 ore settimanali nel pubblico. “Sono cambiate le esigenze dei cittadini e dei professionisti – ha osservato – e un medico giovane, ad esempio, può voler lavorare di più”. Da qui la richiesta di “maggiore flessibilità” e di un ruolo più incisivo del ministero anche nella regolazione dei contratti di lavoro, per rendere il sistema sanitario più efficace e vicino ai bisogni della popolazione.
