di Michele Vidone 

Restano numerosi gli incarichi vacanti di medici di medicina generale in Campania. La Regione ha pubblicato l’elenco degli incarichi assegnati per il ruolo unico di assistenza primaria, ma a fronte di 704 posti disponibili ne sono stati coperti solo 356: 348 incarichi sono rimasti scoperti.

Nel dettaglio, risultano assegnati 21 incarichi su 48 all’Asl di Avellino, 23 su 33 a Benevento, 74 su 106 a Caserta, 51 su 88 all’Asl Napoli 1 Centro, 44 su 93 all’Asl Napoli 2 Nord, 81 su 177 all’Asl Napoli 3 Sud e 62 su 159 a Salerno.

Una situazione che allarma il Sindacato Medici Italiani (Smi). Per il segretario regionale Giovanni Senese, i numeri confermano una “grave crisi di vocazione e di scelta che investe la medicina generale”. In alcune aree, denuncia, “non arriverà nessun nuovo medico”, conseguenza di scelte sbagliate della parte pubblica negli ultimi anni.

Secondo Senese, in tutte le Asl sono stati assegnati meno incarichi del previsto perché molti giovani medici scelgono altre professioni sanitarie, mentre i medici prossimi alla pensione spesso lasciano in anticipo e i giovani non accettano le titolarità. A ciò si aggiungono iniziative di alcune Asl, non condivise con i sindacati, che prevedono la condivisione dei pazienti rimasti senza medico tra quelli delle Aft, con il rischio di superare i massimali: “In questo modo – avverte – un medico potrebbe trovarsi ad assistere oltre duemila pazienti, una condizione insostenibile che mette a rischio la qualità delle cure”.

Per il segretario regionale dello Smi, la crisi deriva in particolare da due scelte recenti: l’introduzione del ruolo unico di assistenza primaria, che obbliga i giovani medici a svolgere contemporaneamente attività di medico di famiglia e di continuità assistenziale, e il nuovo accordo integrativo regionale, giudicato penalizzante anche dal punto di vista economico.

“Occorre una svolta – conclude Senese –. Chiediamo al Governo e alle Regioni di riconoscere l’urgenza della situazione, adottando misure concrete per rendere di nuovo attrattiva la professione di medico di famiglia, garantendo condizioni di lavoro sostenibili e abrogando l’obbligatorietà del ruolo unico in medicina generale”.

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