di Michele Vidone 

Il bambino di due anni ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo il trapianto di un cuore arrivato danneggiato, è attualmente il primo nella lista dei riceventi per il suo gruppo sanguigno. La ricerca di un nuovo organo è in corso sia in Italia sia all’estero, fanno sapere dal Centro nazionale trapianti, ricordando che, come da prassi internazionale, gli organi non utilizzati da un Paese possono essere messi a disposizione di altri. Il ministero della Salute, che ha inviato ispettori a Napoli, ribadisce di seguire la vicenda con la massima attenzione.

Secondo Mauro Rinaldi, direttore della Cardiochirurgia all’Università di Torino-Ospedale Le Molinette, i chirurghi si sarebbero trovati davanti a una scelta obbligata. Il piccolo, stando a quanto emerso, era già in circolazione extracorporea (Cec), una condizione che si instaura durante il trapianto di cuore e che può essere mantenuta solo per poche ore, a differenza dell’Ecmo, che può sostenere la circolazione per periodi più lunghi. È probabile, spiega Rinaldi, che il cuore del bambino fosse già stato espiantato in attesa dell’organo donato: a quel punto non sarebbe stato possibile interrompere l’intervento senza impiantare il nuovo cuore, pena un rischio immediato e letale per emorragia e dissanguamento.

Anche l’ipotesi di reimpiantare il cuore originario sarebbe stata tecnicamente molto complessa, poiché durante l’espianto l’organo viene modificato e privato di alcuni tessuti, rendendo estremamente difficile un autotrapianto. Per questo, afferma Rinaldi, l’impianto dell’organo disponibile sarebbe stata l’unica strada percorribile in sala operatoria. Attualmente il bambino si trova in Ecmo per sostenere la circolazione, ma dopo un periodo prolungato le complicanze aumentano e le probabilità di successo di un nuovo trapianto possono ridursi.

Rinaldi sottolinea tuttavia che il vero errore sarebbe avvenuto a monte, nella fase di conservazione dell’organo, con l’utilizzo di ghiaccio secco, non previsto dalle procedure per il trasporto dei cuori destinati al trapianto. Sulla stessa linea Bruno Gridelli, già direttore dell’Ismett di Palermo, che ricorda come per la preservazione degli organi si utilizzi ghiaccio normale e sterile, mentre il ghiaccio secco è previsto solo per il trasporto di campioni di tessuto. La vicenda, osserva, appare anomala e richiede accertamenti da parte degli organismi competenti.

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