di Michele Vidone
Grande preoccupazione per il possibile trasferimento del Distretto sanitario 35 dell’Asl Napoli 2 Nord, attualmente in via Terracciano a Pozzuoli, nei locali di via Alvaro a Monterusciello. A esprimerla, in una nota, è lo Spi Cgil Lega di Pozzuoli, che sottolinea come lo spostamento rappresenterebbe “un ulteriore duro colpo per gli abitanti del Centro storico, già fortemente provati da anni dalle continue scosse legate al bradisismo”.
Secondo il sindacato, la perdita di un presidio sanitario nel cuore della città costituirebbe una grave penalizzazione per la popolazione, in un territorio vasto e disarticolato, con quartieri poco collegati tra loro e un sistema di trasporto pubblico spesso inefficiente. “La chiusura degli ambulatori nel Centro storico significherebbe penalizzare soprattutto le fasce più deboli: anziani, persone fragili e cittadini con difficoltà di spostamento”.
Per questo lo Spi-Cgil chiede al presidente della Regione Campania, al sindaco di Pozzuoli e alla direzione dell’Asl Napoli 2 Nord un incontro urgente per discutere la questione e individuare una soluzione condivisa che tuteli il diritto alla salute e la prossimità dei servizi. A firmare l’appello sono Salvatore Palmese e Luigi Savio, rispettivamente della segreteria di Pozzuoli e della Campania.
Sul fronte delle politiche per la disabilità, il presidente della Commissione Politiche sociali della Città Metropolitana di Napoli, Massimo Cilenti, ha scritto alla ministra per la Disabilità Alessandra Locatelli e all’Autorità garante nazionale per la disabilità per chiedere l’inserimento dell’area metropolitana partenopea nella sperimentazione del nuovo sistema di accertamento dell’invalidità civile previsto dal decreto legislativo 62/2024.
La richiesta, trasmessa per conoscenza anche al presidente della Regione Campania, al sindaco di Napoli e agli assessori competenti, nasce dalle osservazioni del Garante per le persone con disabilità del Comune di Napoli, Maurizio Bertolotto. Il nuovo modello, che prevede un sistema rinnovato di accertamento e una valutazione multidimensionale finalizzata alla definizione del “Progetto di Vita”, coinvolgerà complessivamente 60 province su 107, comprese 13 delle 15 città metropolitane italiane. Restano escluse solo Napoli e Bari.
“Non si comprendono le ragioni di questa mancata inclusione – sottolinea Cilenti – né sotto il profilo demografico né sotto quello tecnico-organizzativo”. L’area metropolitana di Napoli, evidenzia, presenta livelli di fragilità sociale e una domanda di servizi sociosanitari elevati, oltre a tempi già molto lunghi per l’accertamento dell’invalidità civile.
Per questo si sollecita l’inserimento della Città Metropolitana di Napoli nella sperimentazione in tempi rapidi, senza attendere l’entrata a regime del nuovo sistema prevista per gennaio 2027, al fine di garantire equità territoriale e piena tutela dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
