di Michele Vidone
Matteo Renzi accusa la premier Giorgia Meloni di usare il referendum come diversivo per distogliere l’attenzione dai problemi del governo, in particolare l’aumento della pressione fiscale e il calo della sicurezza. Secondo il leader di Italia Viva, se il confronto politico restasse su tasse e sicurezza, la Meloni sarebbe in difficoltà, mentre puntando sulla separazione delle carriere avrebbe più margine di gioco.
Renzi sostiene inoltre che, anche in caso di vittoria del “No”, la premier non si dimetterebbe e che, paradossalmente, più di un eventuale insuccesso referendario potrebbe danneggiarla la figura di Vannacci. Sul fronte politico, evidenzia come la destra si stia dividendo mentre la sinistra riesce a presentarsi più compatta in Parlamento, anche su temi come la sicurezza.
Parlando dell’opposizione, Renzi riconosce la scelta di Elly Schlein di posizionare il Pd più a sinistra e rilancia il ruolo di Casa Riformista come spazio di un centrosinistra più ampio e non solo progressista. In questo quadro cita sindaci come Beppe Sala, Silvia Salis e Gaetano Manfredi come risorse decisive, indicando la necessità di costruire una piattaforma comune su sanità, scuola, lavoro, tasse e sicurezza, per poi avviare il percorso verso la leadership con primarie o altri meccanismi democratici.
