“Quello che sta accadendo non è un semplice pasticcio, ma un attacco diretto alla Costituzione e all’equilibrio dei poteri”. È l’accusa lanciata da Piero De Luca, deputato e capogruppo del Partito democratico in commissione Politiche europee, intervenendo al Giornale Radio in merito al referendum sulla riforma della giustizia promosso dal governo.

Secondo De Luca, l’esecutivo avrebbe forzato prima il Parlamento e ora anche la scelta delle date referendarie per portare avanti una riforma che definisce “non solo inutile, ma anche pericolosa”. Il parlamentare dem sottolinea come lo stesso ministro della Giustizia Carlo Nordio avrebbe ammesso che la riforma non produrrebbe benefici concreti per il sistema giudiziario, ma risponderebbe piuttosto agli interessi dell’esecutivo in carica.

“Affermare apertamente che una riforma costituzionale possa servire a interessi politici è gravissimo – ha aggiunto De Luca – perché attacca l’indipendenza e l’autonomia della magistratura e mette in discussione la separazione dei poteri, che è uno dei fondamenti della nostra Repubblica”. A suo giudizio, il governo starebbe procedendo “a strappi e forzature”, anticipando le date del voto e mortificando la mobilitazione popolare che ha portato alla raccolta di oltre 500mila firme.

Nel mirino anche le priorità mancate della giustizia, che secondo il deputato restano irrisolte: dal sovraffollamento carcerario alla durata dei processi, fino alle carenze di organico e di infrastrutture. De Luca ha ricordato in particolare la situazione di circa 12mila persone assunte con fondi Pnrr, oggi in condizioni di precarietà e a rischio di perdere il lavoro.

Per il capogruppo dem, il governo starebbe utilizzando la riforma e il referendum per coprire i propri fallimenti su temi come sicurezza e immigrazione e per distogliere l’attenzione dai problemi economici e sociali del Paese. “Con il referendum – ha concluso – avvieremo una grande mobilitazione popolare per difendere la Costituzione e l’equilibrio dei poteri. Non possiamo permettere che l’Italia scivoli verso logiche autoritarie o modelli di accentramento del potere. Le ragioni del No prevarranno per fermare questa pericolosa deriva politica del governo Meloni”.

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