di Michele Vidone
L’ex premier Romano Prodi interviene nel dibattito interno al centrosinistra con una posizione piuttosto critica sia sull’ipotesi di un “federatore” sia sull’avvio anticipato delle primarie.
Sulla proposta di affidare un ruolo di mediazione a Pier Luigi Bersani, Prodi appare scettico: sottolinea come non ci sia nemmeno la certezza che lo stesso Bersani sia realmente coinvolto e ritiene che, al momento, non esistano le condizioni per una figura di questo tipo.
Il punto centrale, secondo Prodi, è un altro: prima delle leadership serve costruire un vero programma politico. Non un documento scritto da pochi, ma un percorso fatto di confronto con società civile, università, sindacati e cittadini. A suo avviso, questo lavoro oggi manca del tutto.
Molto netta anche la critica alle primarie anticipate, che definisce premature e controproducenti. Utilizzando una metafora calcistica, paragona la situazione a scegliere il capitano di una squadra destinata comunque a perdere, richiamando simbolicamente anche la recente sconfitta dell’Italia contro la Bosnia.
Sulla possibilità che Giuseppe Conte possa guidare il centrosinistra, Prodi non si sbilancia sul nome ma boccia il metodo: in questo momento, dice, una competizione interna servirebbe solo a dividere e a indebolire la coalizione, favorendo gli avversari.
Infine, sul piano economico europeo, l’ex premier ribadisce la necessità di rivedere il Patto di stabilità, giudicato troppo rigido. La revisione, però, dovrebbe avvenire a livello europeo e non come richiesta isolata dell’Italia, per evitare di mostrare fragilità strutturali del Paese.
In sintesi, Prodi invita il centrosinistra a fermarsi, chiarire identità e contenuti, e solo dopo discutere di leadership: senza questo passaggio, il rischio è quello di perdere prima ancora di iniziare la sfida elettorale.
