Dalle monete dell’antica Neapolis alla fontana detta “delle zizze”, dalla simbolica tomba a San Giovanni Maggiore fino al Teatro San Carlo e ai murales contemporanei, il filo che lega Napoli a Partenope attraversa i secoli senza spezzarsi. Un racconto che nasce nell’VIII secolo a.C. e arriva fino ai giorni nostri, trasformandosi insieme alla città. A ricostruirlo è la mostra “Parthenope. La Sirena e la città”, ospitata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli fino al 6 luglio 2026.
Oltre 250 reperti, tra cui materiali inediti provenienti dagli scavi delle linee 1 e 6 della metropolitana e donazioni degli eredi della famiglia Caputi, compongono un percorso che intreccia mito, storia e identità. La figura della sirena, simbolo fondativo della città, emerge nelle sue molteplici metamorfosi: inizialmente raffigurata come un uccello con testa femminile, diventa nel tempo donna con coda di pesce, oscillando tra il ruolo di ammaliatrice pericolosa e quello di protettrice benevola.
Curata da Francesco Sirano, Massimo Osanna, Raffaella Bosso e Laura Forte, l’esposizione nasce da una rete di collaborazioni tra istituzioni culturali e il Ministero della Cultura, coinvolgendo la Soprintendenza di Napoli, la Direzione regionale Musei della Campania e la Biblioteca dei Girolamini, insieme ad altri musei autonomi italiani. Un sistema che, come sottolinea il direttore del Mann Sirano, ha permesso di costruire un progetto capace di dialogare con il presente e il futuro, simboleggiato anche dall’opera contemporanea dell’artista Francisco Bosoletti collocata nell’atrio del museo.
Secondo Osanna, la mostra coniuga ricerca scientifica e capacità narrativa, restituendo al pubblico la complessità di una storia che attraversa epoche diverse. Un contributo importante arriva anche dai prestiti nazionali e internazionali, che trovano nelle sale del Mann una cornice d’eccezione. Il sindaco Gaetano Manfredi evidenzia come questa collaborazione tra musei e collezioni private rappresenti un’ulteriore occasione di confronto e arricchisca l’offerta culturale della città, sempre più articolata per residenti e turisti.
Il percorso espositivo si sviluppa in tre macro-sezioni, identificate dai colori celeste, giallo e rosso porpora, articolate in sette sale. Tra i reperti di maggiore rilievo figurano l’oinochoe attica a figure nere proveniente dai Musei di Berlino con la raffigurazione di Odisseo, lo stamnos a figure rosse del British Museum con la sirena in picchiata e un affresco pompeiano che ritrae le ossa dei naviganti vittime del suo canto.
Non mancano opere di epoche più recenti, come la sirena in bronzo della collezione Del Monte e Barberini del XVI secolo e il nudo della figlia Giuseppina come sirena, realizzato nel 1911 da Vincenzo Gemito. Un simbolo, quello della sirena, che continua a vivere anche nell’immaginario contemporaneo, tanto da essere stato scelto come logo delle celebrazioni Napoli 2500 promosse dal Comune.
Tra i pezzi esposti, anche il busto in argento di Santa Patrizia, che lascerà temporaneamente la mostra nella prima settimana di maggio per la processione in onore di San Gennaro, per poi fare ritorno al museo. Un dettaglio che testimonia come il dialogo tra sacro, mito e identità cittadina sia ancora oggi parte integrante della vita napoletana.
