di Michele Vidone 

«All’apertura del contenitore termico risultava impossibile estrarre il secchiello contenente il cuore, completamente inglobato in un blocco di ghiaccio». È quanto emerge dall’audit interno dell’Ospedale Monaldi, i cui verbali – pubblicati da la Repubblica – ricostruiscono le fasi del trasporto e i momenti in sala operatoria del tentativo di trapianto sul piccolo Domenico.

Secondo la ricostruzione, l’organo sarebbe arrivato congelato. «Nonostante il forte sospetto di un grave danno da congelamento dell’organo, in assenza di alternative», dal momento che il cuore malato del bambino era già stato espiantato, l’équipe avrebbe deciso di procedere comunque con l’impianto nel tentativo di salvargli la vita. Il cuore, però, non avrebbe ripreso a battere e, dopo circa tre ore, si sarebbe deciso di ricorrere all’Ecmo, il macchinario extracorporeo che mantiene in vita il paziente, mentre veniva inoltrata una richiesta urgente per un nuovo organo.

Dai verbali emergerebbe anche un presunto «deficit comunicativo procedurale»: il primario della Cardiochirurgia, Guido Oppido, avrebbe espiantato il cuore del paziente ritenendo di aver ricevuto un via libera che, secondo quanto riportato, nessun altro membro dell’équipe avrebbe formalmente confermato.

Intanto, mentre resta il dolore per il parere negativo espresso dal comitato di esperti su un nuovo trapianto, la comunità si mobilita. È stata organizzata una fiaccolata di preghiera e solidarietà per Domenico, con partenza alle 18.30 da piazza Duomo a Nola, città d’origine della famiglia. Un momento di raccoglimento e vicinanza per sostenere i genitori in una fase segnata dall’attesa, dalla speranza e dalla drammatica conferma che il trapianto non potrà più essere effettuato.

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