Donne e pochi uomini si sono riuniti in piazza del Plebiscito, in contemporanea con altre città italiane, per il presidio “Senza consenso è stupro” contro il ddl Bongiorno che interviene sull’articolo 609 del codice penale in materia di violenza sessuale. Una mobilitazione trasversale che ha coinvolto associazioni femministe, centri antiviolenza, giuristi, sindacati oltre a rappresentanti politici, con al centro il tema del consenso.

Nel mirino dei manifestanti la proposta di legge presentata dalla senatrice della Lega , che modifica la formulazione approvata alla Camera. Il testo elimina l’espressione “assenza di consenso libero e attuale”, introdotta durante l’esame a Montecitorio, ripristinando una formulazione fondata sulla “volontà contraria”. Secondo i promotori, il passaggio dal riferimento al consenso esplicito a quello al dissenso sposterebbe l’attenzione dalla necessità di un sì chiaro alla prova di un’opposizione espressa. “Meglio nessuna legge che questa legge”, è stato uno degli slogan scanditi in piazza.

La data scelta per la manifestazione è simbolica: il 15 febbraio 1996 il reato di stupro veniva riclassificato come reato contro la persona e non più contro la morale pubblica, segnando una svolta nell’ordinamento italiano. Tra striscioni e cori – “Per ogni donna stuprata o offesa siamo tutte parte lesa” e “Il consenso non si tocca, lo difenderemo con la lotta” – centinaia di persone hanno formato un grande cerchio al centro della piazza, mentre ai margini proseguivano gli eventi del Carnevale.

Presente al presidio il presidente della Regione Campania Fico che ha parlato di “vergogna” per un provvedimento che, a suo avviso, rappresenta un arretramento sui diritti delle donne “proprio quando abbiamo una presidente del Consiglio donna”. Fico ha richiamato anche la Convenzione di Istanbul, sostenendo che con l’orientamento del governo si rischia un passo indietro nella tutela delle vittime, e ha assicurato l’impegno della Regione nel contrasto alla cultura maschilista e prevaricatrice.

Per la senatrice  Valeria Valente “saranno le piazze a dire a di fermarsi”. Secondo l’esponente dem, la sostituzione del concetto di consenso con quello di “volontà contraria” comporta una differenza sostanziale: il riferimento al consenso, ha spiegato, tutela anche i casi in cui la vittima non riesce a opporsi per shock o immobilità psicologica.

Durante il presidio è stato inoltre evidenziato come molte donne non denuncino le violenze subite per il peso delle prove richieste nei procedimenti giudiziari. La mobilitazione napoletana si inserisce in una serie di iniziative promosse in diverse città italiane mentre il ddl prosegue il suo iter parlamentare al Senato.

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