di Michele Vidone
Per costringerlo a subire violenze sessuali lo avrebbero minacciato dicendogli che, se non fosse stato consenziente, gli avrebbero amputato un dito. È uno dei particolari emersi nell’inchiesta che ha portato all’arresto di tre persone da parte dei carabinieri della stazione di Afragola, in provincia di Napoli.
Gli indagati, di 33, 21 e 19 anni, sono accusati di aver tormentato per circa sette mesi un giovane affetto da ritardo cognitivo, con un’invalidità del 75%. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vittima sarebbe stata sottoposta a ripetute violenze sessuali, ma anche ad aggressioni fisiche, insulti e umiliazioni continue.
Il giovane sarebbe riuscito a raccontare il calvario alla madre, facendo emergere una serie di episodi di violenza. Tra questi, il fatto che gli aggressori gli avrebbero spento una sigaretta accesa addosso e lo avrebbero costretto a bere una bibita mescolata con peperoncino e cipolla. Durante le aggressioni sarebbero stati pronunciati anche numerosi insulti e frasi offensive nei suoi confronti.
Nel provvedimento cautelare, il gip del Tribunale di Napoli Nord Fabrizio Forte sottolinea come i tre indagati abbiano agito “per mesi secondo una logica da branco”, trattando la vittima “alla stregua di una non persona al servizio del loro più futile e insulso diletto”.
