Il rischio che tra qualche decennio la professione del giornalista possa non esistere più e la necessità di un confronto serio per sostenerla. È uno dei passaggi centrali della conferenza stampa di inizio anno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha affrontato il tema del lavoro giornalistico insieme a questioni istituzionali e politiche di primo piano.
«Vediamo intorno a noi un mondo che continua a cambiare – ha dichiarato la premier –. Se si vuole aprire un ragionamento insieme su come si possa sostenere la professione giornalistica, il governo c’è. È un tema che mi sta a cuore». Meloni ha sottolineato come non sia sufficiente limitarsi a discutere di libertà di stampa, equo compenso o contratti, perché la trasformazione del settore rischia di mettere in discussione l’esistenza stessa della professione nel medio-lungo periodo. «Serve una riflessione su questo», ha aggiunto.
Proprio sull’equo compenso, la presidente del Consiglio ha assicurato un’accelerazione. Pur riconoscendo le difficoltà e i ritardi accumulati, Meloni ha annunciato che entro il mese di febbraio potrebbero arrivare le tabelle necessarie a rendere operativo il provvedimento. «Sono diversi i ministeri che ci stanno lavorando – ha spiegato – e penso che entro febbraio potremo finalmente portare avanti questo intervento».
Nel corso dell’incontro con la stampa, la premier è tornata anche su alcuni temi istituzionali chiave. Sul referendum per la separazione delle carriere dei magistrati, Meloni ha confermato che la data più probabile è quella del 22 e 23 marzo. «A norma di legge dobbiamo fissarla entro il 17 gennaio – ha precisato – e il prossimo Consiglio dei ministri se ne occuperà. Mi sentirei di confermare quella data». Allo stesso tempo, ha respinto le accuse di possibili forzature da parte dell’esecutivo. «Non c’è alcun intento di forzare – ha detto – e non abbiamo ragione di farlo».
Infine, uno sguardo alla riforma della legge elettorale. Secondo Meloni, un sistema che consenta a chi ottiene più voti di governare per cinque anni sarebbe un vantaggio non solo per la maggioranza, ma anche per le opposizioni. «La partita sarebbe più aperta e potrebbe garantire loro una maggioranza più ampia rispetto all’attuale legge», ha osservato. «L’obiettivo non è solo vincere, ma riuscire a governare. Per me è fondamentale che i cittadini abbiano un potere reale».
