Stamattina al teatro Augusteo la presentazione di “C’era una volta Scugnizzi”, il capolavoro di Claudio Mattone, portato per la prima volta in scena nel 2002. Il musical dei record, lo spettacolo che ha riscosso un enorme successo in Italia. Solo a Napoli nelle varie edizioni è stato visto da circa un milione di persone.
La trama è conosciuta.
Saverio e Raffaele escono dal carcere di Nisida e si separano per andare ognuno per la sua strada. Si ritroveranno dopo vent’anni. Saverio è un prete di strada che insegna la musica ai ragazzi del quartiere per sottrarli a un destino segnato. Raffaele, ‘o russo, è un boss del quartiere, che attira quei ragazzi per usarli nei suoi traffici. Nasce tra i due uno scontro di personalità sempre più forte, al punto che ‘o russo arriverà ad un gesto estremo. Ma proprio quel gesto darà ai ragazzi la forza di reagire e lanciare un grido di dolore e di disprezzo, che diventerà il grido di tutta la città in un finale decisamente lirico.
Claudio Mattone, che ne cura per l’ennesima volta la regia, ha precisato alcuni particolari del suo nuovo, si fa per dire, lavoro.
“Comincio col dire che si tratta in molti casi di ragazzi alla loro prima esperienza. La prima cosa che ho cercato di trasmettere loro è la tranquillità. In passato tanti attori che hanno fatto carriera sono partiti da questo musical. Ho detto loro di essere sé stessi, senza pensare troppo alle precedenti edizioni, evitare di fare paragoni con chi li ha preceduti”.
Particolarmente indicativo il modo in cui sono stati scelti. “Io non guardo mai i curriculum, non li leggo mai. Per me un attore va preso solo in virtù del ruolo che dovrà interpretare. Immagino l’attore che ho davanti sul palco, e lo paragono al personaggio che dovrà interpretare, almeno come lo vedo io. Poi dico sempre loro che fermo restando le mie indicazioni, ognuno di loro dovrà dare un senso al personaggio. Io sono molto soddisfatto del mio cast. Vedrete che saranno tutti capaci di fare la loro parte”.
Due parole le ha spese per Ciro Salatino, o’ russ.
“Lui ha visto quando era piccolo “C’era una volta scugnizzi” in un’edizione che facemmo nel 2007 solo per le scuole. Eravamo tutti i giorni al Politeama. Un giorno, quando finì la rappresentazione, la reazione dei ragazzi fu eclatante. Fischiarono chi aveva interpretato “o’ russ”. Lui ci rimase malissimo, pensava dii aver recitato male. In realtà era vero il contrario. Era stato bravissimo, i ragazzi fischiarono il personaggio negativo che lui aveva interpretato alla grande, era stato così bravo che la gente si era immedesimata, credendo che lui fosse un personaggio cattivo, se Salatino causerà la stessa reazione vorrà dire che è stato molto convincente”.
Rispondendo alle domande dei giornalisti Mattone ha poi svelato che per motivi economici non porterà mai all’estero il lavoro. “Costerebbe tantissimo. Qualche anno fa la regione ci promise un contributo, ma poi non se ne fece nulla. A questo punto meglio restare in Italia”.
Ma potrà mai diventare “C’era una volta Scugnizzi” uno spettacolo permanente, unna sorta di scuola sempre aperta? Il tema appassiona molto Mattone, che per tutta evidenza ci sta pensando, anche se è difficile. “Bisognerebbe avere un teatro sempre a disposizione, e la cosa non è semplice. Magari con il contributo della politica si potrebbe fare”.
