di Michele Vidone 

A Caivano, nella Terra dei Fuochi e in altre aree del Paese, la collaborazione tra istituzioni, procure e tribunali ha prodotto risultati concreti. «Non credo che lavorare insieme sia qualcosa di anomalo o straordinario: il principio di leale collaborazione attraversa la nostra Costituzione. Il rammarico è che questo confronto costruttivo, sulla riforma, conosca invece una sorta di blackout e si stia trasformando in uno scontro acceso».

Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario a Napoli. Mantovano, che all’arrivo ha salutato con una stretta di mano e sorrisi il procuratore Nicola Gratteri, sostenitore del No, ha lanciato un appello affinché, in vista del voto referendario, «la demonizzazione lasci spazio al confronto civile, proprio di una vera democrazia».

Con tono ironico, il sottosegretario ha aggiunto che non c’è alcuna certezza che il 24 marzo 2026 possa verificarsi un’“Apocalisse”, ma che, qualora accadesse, «non sarebbe certo a causa della conferma referendaria della riforma della giustizia».

Mantovano ha poi criticato l’asprezza del dibattito, chiedendosi se sia giusto evocare scenari estremi come il rischio di violenze della polizia, presunte attività di spionaggio contro magistrati o l’idea che la riforma comprometta la lotta alla mafia. «Di questa deriva è sempre più consapevole una parte significativa della magistratura, che in modo crescente e pubblico se ne sta dissociando, nonostante ostracismi e interdizioni», ha concluso.

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