di Michele Vidone 

Nuovo affondo della premier Giorgia Meloni sul referendum sulla giustizia. In un’intervista al Tg5, la presidente del Consiglio ha rivolto un appello diretto ai cittadini invitandoli a recarsi alle urne.

“Il tema riguarda gli italiani, tutti, ogni giorno – ha affermato – perché i giudici decidono su moltissime cose: immigrazione, sicurezza, lavoro, salute, libertà dei cittadini. La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato e se non funziona purtroppo ricade su di loro”.

Meloni ha difeso la riforma sostenendo che sia “tanto giusta che i sostenitori del no hanno bisogno di mentire per essere convincenti”. “È falso che vogliamo sottomettere la giustizia alla politica – ha aggiunto –. Nessuno scivolamento verso un meccanismo illiberale: separare le carriere vuol dire rafforzare lo Stato di diritto”.

Dura la replica delle opposizioni. La segretaria del Pd Elly Schlein, da Torino, si è schierata “a difesa della Costituzione”, sostenendo che “la riforma indebolisce l’indipendenza dei magistrati”. Il leader del M5S Giuseppe Conte ha attaccato: “Con la riforma vogliono evitare inchieste sgradite sui politici”. Alleanza Verdi-Sinistra ha chiesto un incontro all’Agcom sulle presunte “fake news diffuse dalla campagna per il sì”.

Il confronto è acceso anche tra i comitati. Il fronte del sì ha organizzato una maratona oratoria in piazza Cavour a Roma, davanti alla Corte di Cassazione. “Intitoliamo questa piazza ai comitati per il sì, mentre il comitato per il no sta dentro questo palazzo”, è stato l’attacco di Forza Italia, che ha polemizzato con la campagna portata avanti da parte della magistratura.

Enrico Grosso, presidente del comitato “Giusto dire No”, ha definito la riforma “punitiva nei confronti della magistratura” e, dopo la richiesta del ministero della Giustizia di rendere pubblici i finanziatori del comitato, ha annunciato: “Non daremo assolutamente i nomi”.

Restano inoltre le polemiche seguite alle dichiarazioni del magistrato Nino Di Matteo, giudicate “imbarazzanti” dal vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.

Dal palco del sì sono intervenuti, tra gli altri, Gian Domenico Caiazza del comitato “Sì separa”, Francesco Petrelli delle Camere penali e Stefano Ceccanti del comitato “Sinistra per il sì”, che ha rivendicato la volontà di “applicare e rispettare la Costituzione”. Francesca Scopelliti, presidente del comitato “Cittadini per il sì”, ha indossato una maglietta con l’immagine di Enzo Tortora e ha letto una lettera immaginaria indirizzata al procuratore di Napoli Nicola Gratteri.

Tra i presenti in piazza una forte rappresentanza di parlamentari di Forza Italia, mentre si è notata l’assenza di esponenti di Fratelli d’Italia. Intanto i meloniani puntano sul ruolo del sottosegretario Alfredo Mantovano e insistono sui costi della “mala giustizia”.

Sul fronte del no, partiti e comitati proseguono la mobilitazione in vista della chiusura della campagna elettorale prevista per il 18 marzo.

Intanto la Cisl ha annunciato che non darà alcuna indicazione di voto sul referendum del 22 e 23 marzo. Lo ha stabilito il Comitato esecutivo riunito a Roma, precisando che la scelta è rimessa “alla libera, autonoma e consapevole valutazione di ogni associato e di ogni cittadino, nel pieno rispetto della rilevanza istituzionale della consultazione e della pluralità delle posizioni presenti nel Paese”.

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