di Michele Vidone 

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha difeso la riforma della giustizia proposta dal governo intervenendo a Brescia a un incontro organizzato da Fratelli d’Italia in vista del referendum del 22 e 23 marzo. Secondo il ministro, l’esito della consultazione non avrà conseguenze sulla tenuta dell’esecutivo.

“Se dovesse vincere il no al referendum non succederà nulla al governo. Non succederà come a Renzi, perché al nostro esecutivo non servono conferme. E comunque vincerà il sì”, ha dichiarato Nordio.

Il ministro ha anche respinto le accuse di aver alimentato lo scontro con la magistratura. “I toni non li abbiamo alzati noi. C’è stata subito una reazione violenta”, ha detto riferendosi allo sciopero proclamato dall’Associazione Nazionale Magistrati.

Nordio ha spiegato che la riforma interviene su un nodo rimasto irrisolto da decenni, richiamando il codice di procedura penale introdotto alla fine degli anni Ottanta dall’allora ministro Giuliano Vassalli. Secondo il titolare della Giustizia, quel modello accusatorio – spesso definito “alla Perry Mason” – è rimasto incompleto perché non è stato accompagnato da una riforma costituzionale sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.

“La separazione delle carriere non risolve da sola i problemi della giustizia, come la lentezza dei processi”, ha aggiunto il ministro, sottolineando però che “una giustizia, prima di essere rapida, deve essere giusta”.

Sulla riforma e sulla campagna referendaria arrivano intanto forti critiche dalle opposizioni. I rappresentanti del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato accusano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni di essere entrata nella campagna per il sì “a suon di bugie e strumentalizzazioni di casi di cronaca”.

Secondo i parlamentari M5S, la riforma non migliorerebbe l’efficienza del sistema giudiziario e avrebbe invece l’effetto di aumentare il peso della politica negli organismi di autogoverno della magistratura.

Critiche arrivano anche da Alleanza Verdi e Sinistra. Il deputato Angelo Bonelli sostiene che la destra stia portando avanti la campagna per il sì con “slogan, bugie e propaganda”. Sulla stessa linea il capogruppo di Avs al Senato Peppe De Cristofaro, secondo cui la premier sarebbe scesa in campo con interviste e video sui social “preoccupata per la rimonta del no nei sondaggi”.

Nel dibattito politico è intervenuta anche Claudia Pecoraro, assessora alle Pari opportunità della Regione Campania, a margine della presentazione della rassegna “Marzo Donna 2026” a Palazzo San Giacomo a Napoli.

Pecoraro ha criticato alcune posizioni sul tema del consenso nei casi di violenza sessuale, ricordando che la Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia con la legge 77 del 2013, stabilisce che senza consenso si tratta di stupro.

Secondo l’assessora, mettere in discussione questo principio rappresenterebbe un passo indietro nella tutela delle vittime di violenza e rischierebbe di riportare il dibattito pubblico indietro di anni sul tema dei diritti delle donne.

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