di Michele Vidone
La Fim Cisl Campania lancia un allarme sulla crisi che sta investendo il comparto metalmeccanico regionale. I dati aggiornati al secondo semestre 2025 parlano di 45 aziende in difficoltà e 9.852 lavoratori coinvolti tra cassa integrazione, riorganizzazioni e cessazioni di attività.
La situazione più critica riguarda le filiere dell’automotive e dell’indotto, con una concentrazione significativa nell’area metropolitana di Napoli (5.907 lavoratori coinvolti), seguita da Caserta (1.908), Avellino (1.253), Benevento (450) e Salerno (334).
Tra i poli maggiormente esposti viene indicato lo stabilimento Stellantis di Pomigliano d’Arco, insieme a numerose imprese della componentistica collegate alla produzione. Secondo il sindacato, le scelte strategiche del gruppo, legate alla transizione elettrica avviata sotto la guida di Carlos Tavares, e lo stop europeo alla vendita di veicoli endotermici dal 2035 stanno producendo effetti pesanti sulle filiere tradizionali.
Per la Fim la crisi ha carattere strutturale ed è alimentata da diversi fattori: calo degli ordinativi, aumento dei costi energetici, transizione tecnologica, delocalizzazioni, perdita di commesse e fragilità finanziaria dell’indotto. Il massiccio ricorso a cassa integrazione ordinaria e straordinaria e ai contratti di solidarietà viene letto come un segnale della profondità della trasformazione in atto.
«Il sistema industriale campano sta attraversando una trasformazione profonda e complessa», afferma il segretario regionale Giuseppe De Francesco. Il sindacato chiede interventi immediati su riduzione del costo dell’energia, sostegno agli investimenti e alla riconversione produttiva, programmi di reindustrializzazione dei siti in crisi e rafforzamento delle politiche attive del lavoro e della formazione.
La richiesta finale è l’apertura di un confronto urgente con Governo e Regione per un piano straordinario a tutela dell’industria e dell’occupazione in Campania.
