La narrazione mediatica del Napoli attuale sembra inscindibile dalle parole rilasciate da Conte ai microfoni di DAZN, mentre la squadra si stava riscaldando. Evidente che non fosse completamente a suo agio nel rispondere al bordocampista, che insisteva sull’annoso problema degli infortuni, e relativi tempi di recupero. La franchezza è una questione non negoziabile per il tecnico salentino, ogni volta che apre bocca. Però, quel “Dovete chiedere ai dottori. Loro sanno bene il punto. Io faccio l’allenatore…”, sa tanto di atteggiamento passivo-aggressivo palesato da chi è costretto a digerire la situazione. E dunque soffre la subordinazione al lavoro dello staff sanitario. Per un decisionista come lui deve essere una cosa tutt’altro che facile da sopportare.
Tuttavia, quando Fourneau fischia la fine, l’attenzione, piuttosto che spostarsi su un solo aspetto, ovvero, ciò che accade sul terreno di gioco, si focalizza ancora sulle sventure fisiche che affliggono i partenopei. Se Elmas è uscito per le conseguenze di un malessere legato a uno stato influenzale, Rrahmani e Politano si aggiungono alla lunga lista di guai muscolari, che mettono in dubbio anche la legittimità della preparazione di una squadra martoriata in modo clamoroso. Ormai un limite evidente nella stagione degli azzurri, la ciclica ripetitività di episodi nefasti, che oscura pure quanto di buono fatto contro il Sassuolo.
Urge intervenire sul mercato

La pochezza numerica dell’organico, quindi, diventa terreno di dibattito pubblico, nel momento in cui Stellini, trasformatosi suo malgrado in protagonista, sempre ai microfoni di DAZN, nel dopo partita, ha esposto con lucidità quanto possa essere complicato gestire le prossime settimane. Alimentando così la necessità di intervenire sul mercato. “Ci sarà un discorso da fare con la società, perché è probabile che abbiamo bisogno nell’immediatezza di giocatori. Altrimenti dobbiamo andare a pescare dalla Primavera…”.
Una consapevolezza che stride col blocco parziale imposto a gennaio al club di De Laurentiis, che potrà eventualmente operare soltanto a saldo zero: consentiti prestiti o acquisti che non aggravino il bilancio, il cui impatto sui conti rimanga complessivamente neutro. In soldoni, per ogni giocatore acquistato sarà necessaria un’uscita equivalente. Nondimeno, parlare di rinforzi, con quanto si è speso in estate, appare sintomatico di un cambio di prospettiva nella valutazione di profili tipo Lucca e Lang, pagati uno sproposito (ma le trading players esulano le mere leggi della domanda e dell’offerta…). E incapaci – in tutto o in parte – di garantire standard di rendimento quantomeno decorosi.
Vergara balsamo benefico

Tornando esclusivamente a raccontare la partita, va dato atto a Vergara di aver scelto una maniera personale di dimostrarsi assai impattante. Ci si chiedeva se fosse in grado di reggere il peso di una maglia da titolare. Ma si è visto subito quanto il ragazzino sia cresciuto in questi mesi sul piano del ritmo, visto che le qualità nei fondamentali non gli facevano certamente difetto. Perciò la sua prestazione va ascritta nel novero delle cose positive. Da qui in avanti, è sicuro che gli verrà concesso il giusto spazio nelle rotazioni, a prescindere dal numero degli infortunati. Del resto, non è un dettaglio secondario, la fiducia di compagni e allenatore non gli manca.
Difficile quantificare sul piano statistico quanto sia stato utile nell’economia del gioco azzurro. L’archetipo del tuttocampista dalle letture geniali, necessarie per occupare l’half space di destra. E dopo buttarsi dentro, nel tentativo di creare spazi che non c’erano tra le linee del Sassuolo. Ma che in talune circostanze si sono aperti all’improvviso, grazie a strappi e dribbling. Allora, sarà interessante valutare come Conte lo impiegherà nelle prossime gare. Dal canto suo, il prodotto del settore giovanile partenopeo non ha mostrato timidezza nel prendersi qualche responsabilità offensiva. Magari non in fase di rifinitura, dove sono un po’ mancati gli inserimenti da dietro; bensì contribuendo a consolidare il possesso, lavorando spesso a fari spenti, sacrificandosi in un contesto tattico a un certo punto votato più alla lotta che al governo del pallone.
Hojlund utile come un gregario
Discorso a parte merita Hojlund. Non ha mai impensierito veramente Muric. Eppure, la sua capacità di fare reparto letteralmente da solo, impegnando la retroguardia di Grosso, sempre più spesso in superiorità numerica intorno a lui, ne certifica la promozione tra i leader tecnici della squadra. Per molti aspetti resta un fattore in grado di cambiare i destini del Napoli, non soltanto in attacco, con l’abilità nel nascondere la palla. A enfatizzare la situazione, il fatto che gli avversari, pur conoscendone le caratteristiche, ancora non sono riusciti a trovare un antidoto a questa specifica giocata.

Razionalmente, bisogna anche considerare i vari contesti in cui si è dovuto calare nel corso del match. Nel quale il suo approccio nell’interpretare il ruolo di centravanti è cambiato almeno due volte. All’inizio, con i padroni di casa brillanti nello sviluppare una manovra intensa e qualitativa, il danese ha svolto diligentemente il compito di aggredire la profondità, funzionale ad allungare verso il basso la difesa neroverde. Creando così una “zona franca” da occupare tra le linee. Quando il Sassuolo, nella ripresa, ha alzato decisamente il baricentro, il numero 19 è rimasto lucido, arrivando di meno nei pressi dell’area di rigore. Ma defilandosi o arretrando, è stato determinante nel gestire una porzione enorme di campo.
Insomma, chissà se a bilanciare gli infortuni muscolari di Rrahmani e Politano basteranno queste piccole gratificazione. Note positive arrivate a colorare di un tenue colore rosaceo il prossimo futuro dei Campioni d’Italia: sicuramente i tre punti rappresentano un balsamo benefico da tenersi ben stretto in vista di Copenaghen.
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