di Michele Vidone
Le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata, delle RSA e della riabilitazione in Campania scenderanno in piazza il 4 e il 10 marzo per chiedere il rinnovo dei contratti collettivi, scaduti da otto, dieci e in alcuni casi oltre tredici anni. La mobilitazione è stata proclamata da FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, che denunciano una situazione ormai divenuta insostenibile per migliaia di professionisti impegnati nei servizi essenziali di cura, senza alcuna certezza sui tempi del rinnovo né su un adeguamento economico coerente con le responsabilità svolte.
Il 4 marzo i lavoratori saranno in presidio a Napoli davanti alla sede dell’AIOP, mentre il 10 marzo la protesta proseguirà dinanzi all’Ospedale Evangelico Villa Betania, struttura individuata come riferimento per i centri legati all’Associazione Religiosa Istituti Socio-Sanitari. La scelta dei luoghi non è casuale: l’Aiop rappresenta gran parte delle RSA e delle strutture accreditate, mentre Villa Betania è simbolicamente collegata a realtà che operano sul territorio regionale pur senza una sede campana.
Le organizzazioni sindacali invitano anche la cittadinanza a partecipare, sottolineando che la vertenza non riguarda solo il personale ma l’intera collettività. Le conseguenze dei contratti bloccati e delle condizioni di lavoro sempre più gravose si riflettono infatti sulla qualità dell’assistenza, con organici insufficienti e carichi di lavoro che incidono sulla sicurezza, sulla professionalità e sulla continuità dei servizi. Viene inoltre evidenziato il divario retributivo rispetto al settore pubblico e la necessità di controlli più stringenti sul rispetto dei requisiti di accreditamento e sulle condizioni operative delle strutture che, pur beneficiando di fondi pubblici, non sempre garantirebbero adeguate tutele al personale.
«La sanità privata accreditata è una componente strutturale dell’offerta assistenziale e richiede adeguata valorizzazione contrattuale e professionale del personale», afferma Vincenzo Torino. In Campania, aggiunge, le difficoltà nel reperire personale sono sempre più marcate e cresce il flusso di lavoratori verso il pubblico a causa delle differenze salariali. Per alcune figure, come gli infermieri, il divario può arrivare fino a 500 euro al mese, uno squilibrio che rende il lavoro nelle strutture accreditate sempre meno attrattivo e che, secondo i sindacati, rischia di compromettere la qualità e la continuità dell’assistenza ai cittadini.
