di Michele Vidone
Nel messaggio di fine anno, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ripercorso la storia della Repubblica alla luce dell’80° anniversario del referendum del 2 giugno 1946, richiamando valori, conquiste e obiettivi ancora da raggiungere. Al centro del suo intervento, durato circa quindici minuti, la pace – in Ucraina e in Medio Oriente – intesa non come imposizione della forza ma come dialogo e rispetto, condannando con parole nette chi rifiuta la pace perché si sente più forte.
Mattarella ha ribadito con chiarezza la collocazione internazionale dell’Italia, fondata su Unione Europea e Alleanza Atlantica, e ha intrecciato memoria e attualità ricordando il lavoro dei Padri costituenti, capaci di superare divisioni per il bene comune. Ampio spazio è stato dedicato ai temi sociali: sanità pubblica, welfare, lavoro, salari equi, sicurezza sul lavoro, diritto alla casa e lotta alle nuove povertà, valori da preservare di fronte ai cambiamenti del presente.
Un messaggio particolare è stato rivolto ai giovani, invitati a non rassegnarsi, a essere esigenti e coraggiosi, sentendosi responsabili del futuro del Paese come la generazione che costruì l’Italia repubblicana. Nel suo “album della memoria” il Capo dello Stato ha ricordato anche il ruolo dello sport, la lotta alla mafia incarnata da Falcone e Borsellino e la coesione sociale come vera forza dell’Italia.
Il discorso ha raccolto ampi apprezzamenti trasversali dal mondo politico, dal centrodestra al centrosinistra, con accenti diversi sui temi della pace, dei giovani, del lavoro e della sanità, confermando il messaggio di Mattarella come punto di riferimento per il Paese all’inizio del nuovo anno.
