Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, durante la conferenza stampa nella sede del partito per commentare Il risultato del voto sul referendum costituzionale sulla giustizia, Roma, 23 marzo 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI -- MOvimento 5 stelle President Giuseppe Conte speaks during a press conference at party headquarters to comment on the results of the constitutional referendum on justice, Rome, March 23, 2026. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Nuovo affondo del presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, sul caso che coinvolge il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Parlando con i giornalisti in piazza Montecitorio, l’ex premier ha messo in discussione la permanenza in carica dell’esponente di governo. “In quale parte del mondo un sottosegretario alla Giustizia fa affari in società con un prestanome della mafia e rimane lì un secondo di più?”, ha dichiarato Conte, criticando duramente la posizione dell’esecutivo. Il leader pentastellato ha poi replicato indirettamente alle parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che aveva usato l’esempio del “non chiedere la carta d’identità a chi si incontra al ristorante”.

“Anche io quando vado al ristorante non chiedo la carta d’identità – ha osservato Conte – ma se andiamo in uno studio notarile per fare una società chiediamo non solo la carta d’identità, ma ci informiamo bene su chi nominiamo amministratore”.

Nel mirino anche la gestione del caso Alfredo Cospito, in relazione al quale, secondo Conte, Delmastro “ha divulgato informazioni, peraltro sul 41 bis, a fini di lotta politica”. Un comportamento che, a suo giudizio, avrebbe già dovuto portare alle dimissioni.

“Doveva già andare a casa. Se lo sono tenuto lì, è prevalsa la solidarietà di partito”, ha aggiunto, sostenendo che la permanenza del sottosegretario sia ingiustificata anche alla luce della condanna per violazione dei segreti d’ufficio.

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