di Michele Vidone 

Un centinaio di genitori con i loro figli si è radunato questa mattina davanti all’ospedale Monaldi di Napoli per esprimere solidarietà al cardiochirurgo Guido Oppido, coinvolto con altri sei colleghi nell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e quattro mesi deceduto lo scorso 21 febbraio dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025.

I genitori hanno esposto le foto dei loro bambini, tra cui Gaia, Gabriele, Michele, Karol e Gioia, tutti operati dal medico. Alcuni indossavano magliette bianche con un cuore rosso e hanno mostrato uno striscione con la scritta “Oppido non si tocca”. L’iniziativa, spiegano, è nata per chiedere la fine della gogna mediatica e per ricordare i tanti interventi che hanno salvato la vita ai loro figli. “Anche noi chiediamo verità per Domenico – ha spiegato una madre – ma il professore Oppido ha ridato luce e speranza alle nostre vite. La giustizia faccia il suo corso nelle sedi opportune”.

Alla manifestazione ha replicato l’avvocato della famiglia di Domenico, Francesco Petruzzi, che ha definito l’iniziativa “dolorosa” per i genitori del piccolo. “Patrizia è distrutta dal dolore e non ha la forza di intervenire – ha dichiarato – ma vedere mamme che torneranno stasera dai loro figli manifestare per sostenere un indagato per omicidio, senza che nessuna abbia espresso cordoglio per la morte di Domenico, è molto difficile da accettare”. Il legale ha inoltre sottolineato che “essere un ottimo cardiochirurgo non significa necessariamente essere un buon trapiantologo”.

Sempre all’ospedale Monaldi, i carabinieri del nucleo radiomobile di Napoli hanno denunciato una donna di 55 anni che avrebbe minacciato il personale sanitario dopo il rifiuto di riscaldare una sacca per le urine che voleva utilizzare come borsa dell’acqua calda. La donna, sorella di una paziente ricoverata, non ha provocato danni né interruzioni del servizio.

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