di Michele Vidone
La Fondazione Gimbe celebra 30 anni di attività e apre ufficialmente l’anno del trentennale con un programma di iniziative che si svilupperanno nei prossimi mesi tra attività istituzionali, divulgazione, progetti editoriali e azioni di advocacy.
«Dopo trent’anni la nostra missione non è cambiata: usare dati ed evidenze scientifiche per difendere la sanità pubblica e distinguere tra proclami e realtà», ha dichiarato il presidente Nino Cartabellotta, sottolineando la necessità di una voce «rigorosa e indipendente» per contrastare gli attacchi alla scienza e denunciare come il diritto alla tutela della salute sia sempre più condizionato dal reddito e dal luogo di residenza. L’obiettivo delle celebrazioni, ha spiegato, è coinvolgere la comunità, perché «l’indipendenza si tutela con trasparenza, partecipazione e responsabilità condivisa».
In occasione del trentennale è stato presentato anche il nuovo Report sulla mobilità sanitaria, che fotografa un fenomeno in costante crescita. Nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto il livello record di 5,15 miliardi di euro, in aumento del 2,3% rispetto ai 5,04 miliardi del 2022. Il flusso principale resta quello dal Sud verso il Nord, ma si registra anche una significativa mobilità tra Regioni settentrionali confinanti.
Secondo l’analisi, circa la metà degli incassi derivanti dall’assistenza a pazienti non residenti si concentra in tre Regioni: Lombardia (23,2%), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%). Sul fronte opposto, i maggiori esborsi per cure ricevute altrove riguardano Lazio (12,1%), Campania (9,4%) e Lombardia (9,2%). Se si guarda ai saldi tra mobilità attiva e passiva, emerge il divario territoriale: la Lombardia registra un saldo positivo di 645,8 milioni di euro, mentre la Calabria ha un passivo di 326,9 milioni, la Campania di 306,3, la Puglia di 253,2 e la Sicilia di 246,7.
Il report evidenzia inoltre che oltre la metà delle risorse destinate a rimborsare prestazioni erogate fuori Regione finisce alla sanità privata convenzionata: nel 2023 sono andati al privato 1.966 milioni di euro contro i 1.643 milioni delle strutture pubbliche. La quota varia sensibilmente tra le Regioni: il privato attrae il 90,2% della mobilità attiva in Molise, il 71,1% in Lombardia, il 68,9% in Puglia e il 63,8% nel Lazio, mentre resta molto più contenuta in Basilicata (7,2%), nella Provincia autonoma di Bolzano (9,1%), in Liguria (11,4%), Umbria (15,1%) e Valle d’Aosta (15,7%).
Quanto alle motivazioni degli spostamenti, il 52,4% dei ricoveri fuori Regione riguarda interventi ad alta complessità, il 41,1% prestazioni a media o bassa complessità e il 6,5% interventi classificati a rischio inappropriatezza. L’80,4% delle cure è classificato come “mobilità effettiva”, ovvero scelta del paziente per prestazioni programmate, e non legata a urgenze o a motivi logistici.
«La migrazione sanitaria tra Regioni è uno degli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del servizio sanitario», ha affermato Cartabellotta. «Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni, significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale».
