Quattro misure cautelari sono state disposte dal gip di Palermo nell’ambito di un’indagine della Procura europea (Eppo) su presunte irregolarità nella gestione di fondi europei tra Sicilia e Campania. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano anche due docenti universitari. Il giudice ha disposto la misura interdittiva della sospensione da ogni attività legata alla gestione di fondi per Enrico Cafaro e Luigi Cembalo, docenti dell’Università di Napoli. È stato inoltre stabilito il divieto temporaneo di esercitare attività professionale per Antonino Fedullo, dipendente della società informatica R-Store, e per Cosma Nappa.
L’inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri europei Gery Ferrara e Amelia Luise, coinvolge professori universitari, ricercatori, insegnanti e dipendenti di società informatiche accusati, a vario titolo, di corruzione propria e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente. Secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni docenti avrebbero favorito l’affidamento di forniture di beni e servizi informatici a determinate aziende da parte degli enti presso cui lavoravano. In cambio avrebbero ottenuto vantaggi personali sotto forma di dispositivi elettronici e altri beni acquistati con un “tesoretto” ricavato dalle forniture, tra cui smartphone, computer e smart tv destinati anche a familiari e conoscenti.
L’indagine nasce da un filone investigativo avviato nel 2023 che portò agli arresti domiciliari Daniela Lo Verde, dirigente dell’istituto Falcone dello Zen di Palermo, nota per il suo impegno antimafia, insieme al suo vice e a una dipendente della società R-Store, Alessandra Conigliaro. Secondo gli investigatori, la preside avrebbe fatto acquistare con fondi europei destinati alla scuola dispositivi informatici per gli studenti da un negozio riconducibile alla stessa Conigliaro, ricevendo in cambio telefoni e computer per uso personale e per i familiari. Le dichiarazioni della dipendente dell’azienda avrebbero poi consentito agli inquirenti di estendere l’indagine, individuando un sistema simile anche in alcune scuole e università di Napoli. Per gli investigatori la società R-Store, attratta dalle opportunità legate ai finanziamenti europei e ai fondi del Pnrr destinati al mondo dell’istruzione, avrebbe oltrepassato i limiti di una semplice strategia commerciale aggressiva, sconfinando in pratiche illecite.
Il gip ha sottolineato, nel provvedimento, “l’attitudine a delinquere e il disprezzo per la funzione pubblica” attribuiti ai due docenti coinvolti con il resto dell’inchiesta trasmesso alla Procura competente di Napoli per gli ulteriori sviluppi investigativi.
