Il confronto sulla riforma della giustizia si accende e si carica di implicazioni politiche e istituzionali. A intervenire con toni netti è Roberto Fico, presidente della Regione Campania, che in un’intervista a Il Fatto Quotidiano mette al centro del dibattito il tema della tenuta democratica. “Se vincesse il No, per la maggioranza sarebbe una sconfitta durissima, ma a me non interessano le conseguenze per il governo”, afferma Fico, spostando l’attenzione dal piano politico a quello istituzionale. “Il punto vero è il tema su cui si voterà: l’equilibrio tra i poteri dello Stato”.
Secondo il governatore campano, il nodo della riforma non riguarda aspetti tecnici ma tocca direttamente l’architettura democratica del Paese. “Dobbiamo continuare a spiegare ai cittadini che qui è in gioco la tenuta dell’assetto democratico. Si vota su questo”, ribadisce.
Nel mirino di Fico c’è l’impostazione stessa del provvedimento. “Chi sostiene il Sì vuole far passare quella che è una riforma della magistratura per una riforma della giustizia. Ma non si migliora minimamente il sistema e non si danno risposte ai cittadini, ad esempio sulla durata dei processi”. Per l’esponente politico, ciò che emerge è “solo un modo maldestro per indebolire la funzione della magistratura”.
Un giudizio severo, che si accompagna a un monito più ampio: “Non si vota su questioni meramente tecniche. Con questa riforma si va ad intaccare la Costituzione, con conseguenze pericolose per gli equilibri che devono esistere nella divisione dei poteri”.
Sul piano politico, Fico evita di trasformare il referendum in un test diretto per l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, pur riconoscendo il peso di un eventuale esito negativo per la maggioranza. “Sarebbe una sconfitta durissima. Ma più che del governo voglio pensare al Movimento e alle altre opposizioni, che stanno lavorando con grande impegno per il No”, conclude.
