Certe eredità nascono osservando la storia, nel senso letterale del termine. Perché le gesta dei tecnici che oggi compongono lo staff della Nazionale giovanile di karate sono custodite nella memoria di un passato entusiasmante. E’ il caso di Simone Genocchio, consacratosi nelle Fiamme Oro, una delle società più vincenti di sempre, in grado di creare una dinastia con pochi eguali nel kumite (combattimento sportivo a contatto controllato, n.d.a.): la sua presenza lo rendeva ogni anno un contender fisso per il titolo assoluto. Non a caso, vinto due volte (1998 e 1999). Trascurando la messe di medaglie conquistate in precedenza da “civile”, con la società fondata dal papà Franco, “tirando” nelle classi Cadetti, Speranze e Juniores.
“In quegli anni gli 80 kg erano in fase di transizione. Gianluca Guazzaroni stava per ritirarsi dalla scena agonistica, anche se era ancora uno tra i migliori in circolazione. Non a caso, nel ’97 persi la finale per il titolo italiano proprio contro di lui. C’era Davide Benetello, che poi salì di categoria. E Savio Loria, che invece venne su dalla 75 kg. Diciamo che per un periodo ce la giocavamo io ed Edgardo Artini, sia a livello individuale, che le volte in cui ci affrontavamo a squadre, Polizia vs Guardia di Finanza. Va detto che il regolamento consentiva un combattimento più maschio; inoltre le protezioni non erano performanti come adesso: guantini sottili e senza corpetto. Diciamo che talvolta ci scappava qualche colpo o ferita…”.

Un’intelligenza nel combattere mai banale; una brillantezza che lo rendeva pericoloso nell’usare al contempo gambe e braccia. Facile allora capire che impatto abbia avuto un atleta simile. Sull’onda lunga dei risultati ottenuti dalla squadra della Polizia, che annoverava tra i suoi pilastri personaggi tipo Cristian Verrecchia, Francesco Miele, Vincenzo Melpignano e Giuseppe Di Cuia, raggiunge subito la “maglia” dell’Italia, dove rimarrà ininterrottamente per circa un decennio, a cavallo tra gli anni ’90 e 2000.
“Eravamo un bel gruppo alle Fiamme Oro; probabilmente all’epoca c’era anche una maggiore facilità di arruolamento, potendo svolgere il servizio di leva da ausiliario in Polizia. Oggi è un po’ più complicato, il mancato inserimento del karate nel programma dei Giochi Olimpici, dopo Tokyo, ha contratto un po’ la situazione…”.

Un periodo, quello in Azzurro, caratterizzato da imprese che sconfinano nella leggenda, formando un vero Dream Team assieme a Top Player del tatami del calibro di Benetello, Gennaro Talarico, Artini e Loria.
“Ho ricordi bellissimi e forse qualche piccolo rammarico. Con la Nazionale abbiamo sfiorato il podio al Mondiale ’98 a Rio de Janeiro: nella finale per il bronzo incontrammo la Germania, fu una gara equilibratissima, che si concluse in perfetta parità. Peccato che poi la medaglia ci sfuggi per un Waza-ari di differenza. Ho anche messo al collo due argenti europei (’97 e ’98), ma anche lì perdemmo di misura, 3-2, rispettivamente contro Francia e Inghilterra. Ed a proposito di quanto fosse duro il kumite in quegli anni, nella semifinale di Belgrado, una tecnica poco controllata mi fece letteralmente saltare un dente!”.
CNAG strumento prezioso
Come tutti i cicli dello sport professionistico, al termine di un percorso quasi epico, Simone ha appeso i guantini al fatidico chiodo per dedicarsi a “ragazzini terribili” della FIJLKAM. D’altronde, chi meglio di un ex agonista con un passato importante può essere adatto a interpretare il ruolo di guida e mentore nella CNAG (Commissione Nazionale Attività Giovanile), di cui è componente.

“La Commissione è stata una novità introdotta da Benetello, che da membro della WKF ha compreso l’esigenza di creare uno strumento prezioso e indispensabile per veicolare quei modelli prestativi che sono in continua evoluzione, sia nel kata che nel kumite, maschile e femminile. Avere avuto un trascorso agonistico permette a noi dello staff di riscuotere una certa credibilità agli occhi dei ragazzi, specialmente quando devi aiutarli a restare lucidi. Quello è il momento in cui bisogna essere al contempo amico, tecnico e psicologo. Raccontargli la tua storia, come ti sei comportato in condizioni analoghe, serve a gestire momenti di grande stress, specialmente nelle fasi dei lunghi collegiali al Centro Olimpico, quando i ragazzi si sentono soli, lontani da casa. Per cui il ruolo dell’allenatore in seno alla Nazionale, specialmente con i Cadetti, afferisce non solo la tecnica o la metodologia. Diventa un lavoro dalle molteplici sfaccettature, in ogni caso assai gratificante…”.
Effettivamente, il movimento continua a produrre generazioni di karateka molto forti, che sanno far valere il proprio talento. Le nuove leve, infatti, sono brave non solo nel kata, dove eccellono per esecuzione nel gesto tecnico e linguaggio del corpo, associandoli a estetica eleganza. Ma pure nel kumite, specialità in cui devi avere come ideali compagni di viaggio un’impeccabile fase difensiva, da combinare ovviamente con una graffiante destrezza in fase di attacco. Gli uni e gli altri accomunati da fondamentali educati e mentalità indomabile. L’obiettivo, dunque, è quello di riuscire nell’intento di svezzarli in maniera adeguata, affinché possano poi competere per i prossimi anni ai massimi livelli, adattandosi alle pressioni emotive e rispondendo alle difficoltà tattiche proposte dagli avversari in gara.

“Lavorando sotto forma di commissione, la CNAG garantisce un’ampia condivisione di idee, oltre alla trasparenza nelle scelte, che sono anche orientate dai risultati ottenuti; quindi, dal ranking. Più persone che interagiscono in equipe e fanno squadra significa produrre soluzioni avanguardiste, perché dal confronto viene fuori cosa allenare (e come) per stare al passo con la concorrenza. Oggi, oltre alla pulizia della tecnica, facciamo un mucchio di lavori situazionali, funzionali a stimolare continuamente i ragazzi, così da portarli tutti più o meno sullo stesso livello. Organizziamo seminari per conoscere e testare i giovani talenti: un preciso input per fare uno screening capillare sul territorio, utile agli atleti, che alzano le loro prestazioni, scambiando e interagendo sul tatami. Inoltre, formiamo i tecnici delle società, veicolando contenuti e nuove metodologie, che poi potranno spendere quando i ragazzi tornano ad allenarsi nei club di appartenenza!”.
Livello altissimo e tifo da stadio
In tal senso, i CTR Games, che chiudono simbolicamente l’anno, sintetizzano emblematicamente l’approccio lungimirante della Federazione, intenzionata a testare il blocco della Nazionale giovanile, confrontandolo con atleti emergenti, che si stanno facendo le ossa nel vivaio, muovendo i primi passi nell’agonismo nei club di appartenenza.

“Noi della Nazionale giovanile abbiamo scelto volutamente di non fare alcuna convocazione, bensì portare il primo nel ranking di ciascuna categoria, proprio per premiare la costanza nel rendimento ed i risultati ottenuti nell’arco dell’anno. Anche le macro regioni hanno selezionato i migliori, valorizzando le eccellenze dei loro territori. Specialmente nei Cadetti, abbiamo sofferto un po’; una timidezza probabilmente giustificata dal peso dell’azzurro se rapportata all’età. Comunque un bel banco di prova per tutti. Pur se devo confessare che i nostri avversari apparivano un tantino meno emozionati…”.
L’evento, strutturato con la formula di un quadrangolare, e sviluppato col sistema del round robin, riuniva sul tatami le migliori espressioni del settore giovanile italiano (Cadetti, Juniores e U21), coinvolgendo 249 atleti in rappresentanza di 111 società. A sfidarsi, oltre alla Nazionale, le rappresentative CTR Nord (atleti provenienti da Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino, Liguria, Veneto e Friuli Venezia Giulia); CTR Centro (Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana, Abruzzo, Marche, Umbria e Lazio); CTR Sud (Sicilia, Puglia, Molise, Calabria, Campania e Basilicata). Ciascuna delle quattro squadre ha sfidato le altre in ognuna delle tre classi. I punteggi ottenuti nel kumite e nel kata sono stati sommati, determinando la classifica finale di ciascuna fascia d’età.

“Ovviamente, il risultato ha poca importanza. Mentre acquisisce un valore inestimabile la contrapposizione leale, vissuta senza alcuna invidia e con la giusta dose di cattiveria agonistica. A rendere l’atmosfera ancora più entusiasmante ha provveduto il pubblico: con calore ed energia ha trasformato il PalaPellicone in una sorta di stadio calcistico…”.
Tanto i convocati direttamente in Nazionale giovanile, quanto i selezionati attraverso i Centri Tecnici Regionali, hanno con enormi prospettive di crescita a lungo termine. Da un lato, quelli che promettono già un gran bene, per cui si sono meritati la convocazione con l’Italia. Intesa come punto di partenza e non di arrivo. Dall’altro, chi ha manifestato embrioni del proprio talento, consapevole che se farà bene nel presente potrebbe avere un futuro radioso negli anni a venire in Azzurro. Altro che clima da esibizione: al netto delle fluttuazioni di rendimento, legittime in atleti giovanissimi, la qualità della competizione è stata altissima, con prestazioni talmente intense e certe volte addirittura margini risicatissimi nel punteggio, da suscitare un genuino entusiasmo nel pubblico del PalaPellicone.

“Il livello tecnico espresso è stato altissimo, segno di un movimento giovanile in continua evoluzione. I CTR Games si sono dunque confermati un contesto dove si incontrano realtà tecniche diverse. Accomunate al contempo dalla voglia di mettersi in discussione; scontata quando c’è di mezzo una gara, che genera comunque una rivalità sportiva. Lo stimolo è continuo e la voglia di pareggiare i medesimi livelli diventa insita se contrapponi i migliori giovani in circolazione. Perché chi è in Nazionale vuole dimostrare di meritarselo, mentre alle loro spalle spingono talenti che intendono mettersi in vetrina e meritarsi una chance azzurra!”.
Nel mirino gli Europei di Cipro
La guida di “architetti” del calibro di Genocchio è finalizzata proprio alla buona riuscita di un progetto funzionale a dare precise identità tecniche a prospetti dal potenziale davvero interessante, pronti a deflagrare come un fuoco d’artificio nella notte di Capodanno. Profili vogliosi di cambiare il loro destino, ma comunque già capaci di imporsi nella Nazionale giovanile. Perciò, non sembra difficile scommettere su quanto possano migliorare, perché già si muovono sul tatami con una facilità e sicurezza sconcertanti se rapportati all’età anagrafica.
“I CTR Games rappresentano un passaggio fondamentale per la Nazionale giovanile in preparazione ai Campionati Europei di Cipro 2026, in programma a fine mese. Per cui i ragazzi hanno avuto davvero qualche giorno per ricaricare le energie, ma con lo sguardo già proiettato al prossimo obiettivo: del resto, nella edizione dello scorso anno, in Polonia, l’Italia ha conquistato ben 14 medaglie (6 ori, 3 argenti e 5 bronzi, n.d.a.), finendo in testa alla classifica generale per nazioni. Insomma, abbiamo una posizione da difendere, per cui andiamo in ritiro motivati e con ottime aspettative. E se i Cadetti sono alla prima esperienza internazionale, su tutti gli altri membri della spedizione scommetterei, con la certezza che tutti potrebbero potenzialmente salire sul podio…”.

In definitiva, il karate sta costruendo le sue fortune su un gruppo di talenti numericamente profondo, che deve in ogni caso continuare a maturare: un futuro da lavori in corso e non da prodotto finito. Nondimeno, è tanta la tentazione di sfidare i pronostici, azzardando proiezioni particolarmente audaci, al punto da immaginare che qualcuno, più in là, magari potrà tranquillamente aspirare a diventare una convocazione nella lista della Nazionale seniores.
“Come Nazionale giovanile abbiamo la necessità di guardare a quello che succede sul piano internazionale per non rimanere indietro, così da offrire sempre nuovi stimoli situazionali ai nostri giovani atleti. A loro ripeto sempre che devono tendere al continuo miglioramento, senza tuttavia sentirsi troppo bravi o già arrivati. Noi lavoriamo sui dettagli, perché talento e serietà non gli fanno difetto. Ma guai ad accontentarsi, o peggio, smarrire curiosità. La loro crescita futura è una incognita, se non inseriscono sempre qualcosa di nuovo nel bagaglio tecnico-tattico. In questo senso, non va trascurata la collaborazione con Talarico e Verrecchia, che diventa poi funzionale a mandare gli Under21 ad allenarsi con l’Italia dei grandi, ottimizzando il processo di crescita dei ragazzi e rendendo ancora più efficaci gli allenamenti dei seniores: i primi, carichi di entusiasmo nel tirare contro campioni affermati, i secondi tutt’altro che intenzionati a sfigurare!”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
