L’obiettivo è sempre quello di fare il meglio possibile: un principio semplice, che però riflette la mentalità di Andrea Torre, allenatore della Nazionale Seniores di kumite (combattimento a contatto controllato, n.d.a.). Un’esigenza reale mai rinnegata, più che un modo di pensare, per cui gli atleti non si misurano in base a numeri e medaglie. Bensì sulla scorta di un’ambizione feroce, capace di calamitare sacrifici e perseveranza di chiunque abbia veramente voglia di mettersi in gioco per strappare una convocazione con l’Italia. Proprio con questo atteggiamento, Andrea ha seguito i potenziali Azzurri in Turchia, dove la stagione 2026 del karate mondiale ha preso il via: Istanbul ha ospitato la tappa iniziale del circuito che accoglie i migliori del ranking mondiale, maschile e femminile Difficile, dunque, restare indifferenti al fascino adrenalinico della Premier League WKF (World Karate Federation).

“Volti noti, abituati a calcare la scena internazionale, cui si affiancano giovani di belle speranze, vogliosi di testare la loro crescita tecnica confrontandosi con i “top player” del tatami. Del reso, ogni categoria prevede la partecipazione dei primi 32 classificati, garantendo così un livello competitivo altissimo, sia nel kata, che nel kumite. Tutti, indistintamente, accomunati dal medesimo obiettivo: scalare il ranking e strappare il titolo di Grand Winner 2026, assegnato a chi accumulerà più punti in classifica dopo le quattro tappe della Premier League. Vincere significa anche suscitare l’interesse degli sponsor, che li usano come strumenti pubblicitari; ormai molti atleti sono imprenditori di sé stessi…”.
Col senno di poi, guardando esclusivamente ai risultati, gli italiani avrebbero di che recriminare. Eppure, questa gara va inserita in un progetto federale più ampio. Valorizzare al massimo i propri atleti, consentendo loro di misurarsi coi migliori. In tal senso, potendo contare su uno zoccolo duro di agonisti di talento, vogliosi di consolidarsi ai piani alti del ranking, affiancati da giovai assai interessanti, indispensabili per garantirsi nuova linfa, la prospettiva rimane rassicurante. Al punto da archiviare Istanbul come una sorta di imprevisto.
“Storicamente, dalla prima gara dell’anno raccogliamo sempre poco. In tal senso, non ci preoccupiamo perché il trend conferma la stessa lunghezza d’onda delle stagioni passate. Ovviamente, è una questione di periodizzazione. Ci aspettiamo che i nostri atleti escano fuori alla distanza, già in occasione della tappa di Roma. Sia quelli con maggiore esperienza, che i più giovani, entrati da poco sulla scena dell’agonismo, però già abbastanza competitivi, cui manca solo un po’ di esperienza, specialmente a livello internazionale!”.
Istanbul primo test stagionale

In effetti, il bilancio conclusiva della trasferta turca racconta di tre finali conquistate nel kumite e due bronzi portati a casa. Il primo è quello di Christian Sabatino (60 kg), che ha dominato il robin round, battendo il giapponese Yatoji e l’egiziano Zyad, pareggiando col kazako Bigabyl. Sconfitto ai quarti dal turco Samdan, è stato ripescato, mettendo quindi la sua firma sulla “finalina”. Un match assai equilibrato, contro il greco Christos-Stefanos Xenos, già Campione del Mondo ’23, terminato 5-4 per l’azzurro. Il secondo l’ha messa al collo Luca Maresca (67 kg), con un percorso analogo. Ovvero, superando in scioltezza il girone “all’italiana”, grazie alle vittorie sul rumeno Baicu e sul francese Tas. Momentaneamente fermato ai quarti dal greco Baliotis, s’è rifatto ampiamente contro il taiwanese, Cheng-Chung Shih (6-3). Sfortunata invece Erminia Perfetto (50 kg), che ha mancato il gradino più basso del podio, perdendo con la croata Sgardelli.

Non va poi trascurato l’impatto trasversale generato da Erminia e Luca sulla spedizione in Anatolia: leader silenziosi, che non hanno bisogno di urlare per farsi sentire. Il loro esempio fa da collante al gruppo, ispirando emotivamente lo spirito dei compagni. Perché sanno cosa significa una competizione del genere, l’adrenalina e l’elettricità che mette addosso il palcoscenico della Premier League. Il resto è negli sguardi di chi deve affrontarli sul tatami, costretti a fare i conti con insicurezze e frustrazioni generate dal confrontarsi con due veri top player. Se la “poliziotta” torna a casa meno sorridente rispetto al collega di giubba nelle Fiamme Oro è soltanto per un pizzico di sfortuna. Nondimeno, ha messo comunque in campo doti orami familiari: qualità tecniche e capacità di dominare con intelligenza. E che dire, invece, di Sabatino. Lucido ed equilibrato nelle scelte, soprattutto a livello tattico, l’atleta in forza all’Urban Team. Sempre dentro la gara, forzando raramente, cambiando ritmo nei momenti giusti. Affidandosi alla difesa nelle fasi di maggiore pressione degli avversari.
“Va riconosciuta a tutti e tre la capacità di essersi fatti trovare pronti. Forse Erminia ha pagato più del dovuto un piccolo infortunio, che ha inciso sulla finale. Al di là del piazzamento, tuttavia, è importante sottolineare il loro livello prestativo, sempre orientato al combattimento propositivo e mai speculare. Del resto, oggigiorno, specialmente sul piano internazionale, nell’economia di una gara, viene premiato – dall’apprezzamento del pubblico, oltre che dal giudizio arbitrale -, chi esprime un karate coraggioso; chi osa portare tecniche variegate e spettacolari. Lo stesso regolamento indirizza un certo tipo di atteggiamento attivo e dinamico…”.
Regole e cambiamenti

La gara disputata in Turchia rappresentava il primo appuntamento agonistico per testare le modifiche apportare al regolamento arbitrale. Cambiamenti che mirano a migliorare la chiarezza delle valutazioni; nonché a valorizzare l’efficacia delle tecniche, preservando al contempo l’integrità della disciplina.
“Credo che siano modifiche in grado di identificare meglio il karate rispetto ad altri sport. Una delle novità più rilevanti riguarda lo zanshin; cioè, il mantenimento dell’attenzione dopo l’esecuzione di una tecnica. Spesso, dopo aver portato una tecnica, ci si girava, dando le spalle all’avversario. Valorizzare questo principio significa fare in modo che gli atleti pongano la giusta attenzione e consapevolezza sul combattimento. Anche le novità relative allo skin touch, inteso come contatto epidermico leggero sull’area bersaglio, valido in tutte le categorie, comprese quelle giovanili, pur rimanendo per gli under14 l’obbligo del caschetto protettivo, va interpretato come l’esigenza di premiare la maestria e l’abilità nel portare le tecniche, senza mai trascurare le garanzie di assoluta sicurezza per l’atleta!”.
Eccellenza organizzative e “di giubba”
La prossima tappa si disputerà dal 13 al 15 marzo al PalaPellicone di Ostia. Un appuntamento attesissimo per appassionati ed addetti ai lavori; l’occasione per narrare una lunga storia di identità e appartenenza. Un passo importante, funzionale a confermare la qualità del presente. Proiettando lo sguardo al futuro della FIJLKAM.
“Mi verrebbe da dire, chapeau a Davide Benetello, poiché sarà l’esordio assoluto della Premier League in Italia. Dopo il Mondiale giovanile, un’altra grande manifestazione, per testimoniare agli occhi del karate internazionale la credibilità della Federazione, sul piano tecnico e squisitamente organizzativo. A proposito di grandi eventi, non va dimenticato l’impegno assunto per il 2028, quando Torino ospiterà i Mondiali a Squadre…”.

Insomma, la visione del karate da parte di Andrea Torre è un ideale profondo, alimentato dalla passiona prim’ancora che dall’impegno professionale. Lui che ricopre anche il ruolo di Responsabile Tecnico delle Fiamme Azzurre, cioè, il Gruppo Sportivo della Polizia Penitenziaria. In tale veste, guarda in alto, potendo annoverare tra i suoi ranghi alcuni tra più talentuosi e futuribili interpreti del kumite nostrano: Asia Agus, Veronica Brunori, Anna Pia Desiderio e Daniele De Vivo, Carmine Luciano.
“In effetti, abbiamo un bel gruppo; giovani che comunque hanno già portato grandi soddisfazioni, in Italia e all’estero. Per esempio, il 2005 si è chiuso con un bilancio da incorniciare: nella spedizione azzurra ai Campionati Europei di Yerevan, in Armenia, il nostro Daniele De Vivo ha conquistato l’oro a squadre, mentre Veronica Brunori il bronzo con la quella femminile. Inoltre, Daniele nella categoria 75 kg s’è piazzato al quinto posto nella gara individuale, strappando quindi il pass per i Mondiali del Cairo”.
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